14 January 2014

sono proprio io




è me stessa che osservo mettere aposto il camion dei pompieri, il coniglietto, le pentoline. Sono io che prendo una spugna e la passo sul copridivano. Poi sbarazzo tutto, metto i piatti in lavastoviglie, pulisco il tavolo, raccolgo le briciole per terra. Mi sento spossata, stanca, ma anche distaccata, di sicuro ho addosso una faccia molto scura. 


Quella mattina sono tornata al lavoro dopo le vacanze di natale. Sono io quella che parla col medico del lavoro per la visita annuale di routine. Per me è la prima. Sono sempre io che dico che mi paiono strane tutte quelle domande evidentemente volte a capire se c'è una situazione di mobbing o esaurimento. Dico che capisco che sarebbe un conflitto di interesse, ma che io ero abituata a che certe domande le facesse lo stesso capo, in occasione di quei bei bilanci annuali, difficili da fare ma molto utili per centrarsi, guardare avanti e darsi lo slancio.


Non dico che ho avuto un periodo di burn out. No, probabilmente non faccio per niente bene, ma voglio ricominciare daccapo, non ho voglia di una ramanzina su qualcosa che capisco molto bene. Su diverse risposte al questionario sono diversamente sincera. So che non va bene, che devo risolvere certe cose, ma ritengo di potercela fare.

Sono io, proprio io quella lì seduta mentre la dottoressa mi fa le domande di routine. Operazioni, malattie importanti nella famiglia. Diabete, cancro?

Mia madre è morta di cancro ai polmoni.
Che età aveva?
64 anni
Il y a beaucoup de temps?
Il y a deux ans y quelque, dico io. La mia voce è ferma.

Lei fa una certa faccia, come allarmata e dice: ah, da poco... Dice proprio così. E poi mi fa una domanda semplice, anzi la più difficile, con la voce più empatica che si possa immaginare.
E come va? Sei riuscita a  faire le deuil ?


Mentre sto pensando che persino in francese suona meglio che in italiano, sento i rubinetti che si aprono, io sono pura spettatrice, non posso credere ai miei occhi, non posso credere all'acqua che stanno perdendo. Forse piango perchè fuori da quella stanza sembra che nessuno riesca ad immaginare... che più di due anni non sono che un soffio, che no, non sono bastati. Non ci sono ancora riuscita.


Dal punto di vista idraulico ho delle attenuanti molto valide che possano spiegare questa improvvisa sovrappressione, aldilà del fatto stesso che fa già un'ora che chiacchiero con questa  donna. E che questa donna da circa un'ora sembra in qualche modo volermi stanare. E be voilà, tana per Squabus.

Quella stessa mattina Mezzo si è svegliato presto e non ha più voluto dormire. Siamo rimasti accoccolati sul divano al buio a raccontarci le storie fino a che non ha fatto luce. C'era la copertina di lana che mia madre aveva fatto per me neonata, con questa pataccona che sarebbe una lumaca, ma senza le antenne. Mezzo mi chiede cos'è. Lo sa, ma lo vuole sentire: è una lumaca. Per la prima volta... Gli dico l'ha fatta la nonna. Lui dice nonna A.. Per la prima volta dico al Mezzo il suo nome. No l'ha fatta la nonna Sissi.  Mezzo ripete soddisfatto nonna Sissi. Gli piace il suono, nonna Sissi.
Più tardi quella mattina mando una email ad una nuova amica che per l'ennesima volta mi incrocia increspata, triste. Mi dice che le dispiace che Montepello mi metta tristezza. Quale sciocchezza più grande...  Decido di allentare il sacco e tirare fuori qualche ragione. Le dico che ho un peso privo di parole sul cuore e che quel peso si chiama mamma.


Infine, infinitamente straziante, la dottoressa ha il volto di mia madre sul letto di morte, ma nella sua versione viva, sorridente e allegra.  La somiglianza mi dilania il cuore e deve essere quello il particolare per cui, in corrispondenza di quella domanda, si aprono i rubinetti. C'è una spiegazione idraulica molto convincente.


Sono io quella che torna a casa, cammina fino alla fermata del tram, invece di prendere l'autobus, poi se ne va a casa, senza tornare al lavoro, spossata e distrutta. Quel giorno Mezzo vedrà il chercheur far capolino dalla porta al nido.

46 comments:

  1. Non volevo commentare, solo piangere in silenzio davanti al computer. Poi ho letto l'invito che hai scritto ai commenti e quindi eccomi qua. Per una lieve carezza.

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    1. Mannaggia, mica volevo farti piangere. .. purtroppo qui al momento si piange parecchio, ma poi si ride pure. Prometto...

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  2. io ti leggo, un po' ti conosco e un po' conosco quella sensazione nelle sue più svariate sfumature, mi spiace non essere lì ma da qui posso stringerti lo stesso, lo senti vero?

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    1. Anche a me dispiace che non sei qui..ma sei proprio sicura sicura che non puoi tornare? :*

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  3. Tesoro, come vorrei abbracciarti forte!! Fa bene aprire un po' i rubinetti ogni tanto sai?

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    1. Il problema non è aprirli... il problema è chiuderli. ..

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  4. Questo we ho letto “Geologia di un padre”, in un punto si chiede quale sia il limite di età per definirsi “orfani” della morte di un genitore. Forse dopo una certa età non ci si definisce così, almeno in pubblico, anche se la sensazione rimane probabilmente sempre quella. Dopo la sua morte l’autore raccoglie degli appunti sparsi su suo padre che aveva scritto ogni tanto. Credo che da questo punto di vista la scrittura sia terapeutica, almeno per alcuni, in quanto ti costringe a riflettere e a fare sforzi di memoria. Io lo sto facendo da genitore per la parte bella e gioiosa, perché è quella di mia figlia, del futuro, della luce e della speranza, ma dovrei farlo anche come figlio per il passato anche se mi spaventa un po’
    Un abbraccio
    Tiene stretta quella lumachina.

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    1. E qual è questa età presunta?
      Mia madre aveva 57 anni quando la accompagnai al funerale di sua madre -vicino alla quale non riusciva a stare nel lungo periodo di allattamento che ebbe prima di andarsene. Vedere mia madre ignorare quasi la sua in quelle circostanze fu una cosa molto strana, anche se aveva le sue attenuanti. Poi quando morì, nei giorni del funerale, vidi mia madre piangere dicendo "era la mia mamma...". Era raro vedere mia madre piangere. In quegli stessi giorni urlai contro di lei, avevo delle buone ragioni, anche se il momento era evidentemente duro per lei.
      Una bambina sembrava,
      non potevo proprio fare io da madre a lei.
      Fa malissimo a tutte le età. Con loro muore un po' la nostra parte bambina. Anche e forse soprattutto se non aveva avuto spazio prima.

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  5. Da quando ho iniziato a leggerti ti ho sempre percepita come donna, no tanto nel senso femmineo della parola, quanto piuttosto in quello di persona adulta, grande, matura, vissuta.
    Quando poco tempo fa, sempre leggendoti, ho saputo di tua madre e di quanto recente fosse la perdita, ho capito emi è stato tutto chiaro.
    credo che nella vita pochi eventi ci portino ad evolverci, a crescere, a completarci e a smontarci nello stesso tempo, tanto quanto la perdita dei nostri genitori.
    Quell'essere qui, dove siamo arrivati tramite loro, senza di loro.
    E un soffio è davvero poco, hai ragione.
    Sono cose che si affrontano piano, lentamente. Come piccole lumache.
    Piangi le tue lacrime, senza remore.
    è un nome bellissimo.

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    1. Si appunto io ci provo ad essere donna. Ma mi frega e soggioga quell' effetto "era la mia mamma..." e poi tutto lo sfondo . La donna complessa che è stata. L'incapacità che ho avuto di occuparmi di lei. È tutto troppo. Ptpprio troppo.
      E mi manca da morire, nonostante tutto.

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  6. faire le deuil e' un'espressione cosi' semplice e completa..e la melodia della lingua francese rende piu' lieve parlarne.
    sono felice che ti si siano aperti i rubinetti, ti fa bene.
    e' bello che le nostre mamme abbiano fatto cose per noi che poi possiamo usare per i nostri figli e loro a loro volta...piccoli oggetti che passano di generazione in generazione caricandosi di amore
    un abbraccio

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    1. Il problema è chiuderli....
      grazie Vale

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  7. Spero che la dottoressa empatica sia stata poi brava ad accogliere il tuo dolore liquido. Hai fatto un passo importante, mentre sei triste sii anche fiera di te. Ti abbraccio, meg

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    1. Ciao meg. Grazie.
      Il passo importante lo sto solo ancora contemplando. Non mi risolvo a compierlo ancora. Ma ci sono quasi

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  8. parrà brutto leggerlo ma sono molto felice che tu abbia aperto i rubinetti..molto.
    sei bella

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    1. No sono una fontana rotta... non se nr può più. .

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    2. spero tanto che tu possa trovare conforto e piangere con la persona giusta, mitigare l'energia di tanta sofferenza e riuscire a riprendere forza per parlarne, ritrovarne i bei ricordi senza coprirli di troppe lacrime. ..pianopiano si arriva a grandi mete senza neanche accorgercene.. abbraccio forte

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  9. Cara Squa, piangi, piangi ed ancora piangi perché quel dolore deve uscire da te per lasciare posto al ricordo di tutto l'amore che tua madre ti ha dato. Anche se dopo esserti sfogata dalla dottoressa ti sei sentita tanto male, credo tu sia sulla strada giusta per riuscire finalmente ad elaborare questa grande perdita. E se ti senti, scrivine e parlane che fa sempre bene tirare fuori, in ogni modo. Qui troverai sempre qualcuno disposto ad ascoltarti...
    un abbraccio forte forte

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    1. Sono due anni che piango in solitudine... il punto è smettere... o forse chissà piangere in compagnia...

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  10. Tesoro, finalmente butti fuori. Forse sei pronta a lasciarla andare e ritrovarla quando sarai più serena.
    Fa male, malissimo, ma tu c'è la farai.
    Ti stringo.
    Raffaella

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  11. Escono le lacrime, escono le tue parole per Mezzo.
    Nell'uscita pian piano la ritroverai.
    Ti abbraccio!

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    1. Si soprattutto sarebbe bello che io gli parlassi di lei. Ma non ce la faccio proprio

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  12. Una giornata di lavoro che più proficua non si può, Squat. Per te, il tuo capo, la dottoressa e la ricerca. Brava lei e brava tu.
    Comunque anche a me leggendoti s'è aperto qualche rubinettino. Va' a capire quale.
    La coperta è bellissima, tuo figlio farà sonni felici e protetti.
    Baci.

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    1. Oddio ci ritroveremo inondati di questo passo. Ci serve un idraulico di quelli bravi .
      mi piace squat... quasi quasi cambio. ..

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  13. Quei rubinetti non posso stare sempre chiusi. Si devono aprire, ogni tanto, quando il peso diventa troppo grande per essere sopportato.
    A me è successo il giorno di capodanno e di anni ne sono passati nove!!
    Ci vuole tempo e due anni non sono abbastanza.
    Mi piace quella coperta e quella lumaca senza antenne.
    Ti abbraccio. Forte.

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    1. È che non possono neanche stare sempre aperti...

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  14. Quanta acqua è scrosciata a casa mia, volevo quasi punirmi per questo...ti abbraccio cara

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    1. Oddio punirsi no.. co manca solo quello... coccolarsi semmai...

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  15. Non trovo qualcosa da dirti che rappresenti davvero quello che penso, perché non conosco quel dolore che tu descrivi con tanta delicatezza ma ne ho avuti altri per i quali sono stata stufissima di piangere. Quindi capisco almeno quello, la voglia di spezzare la catena e trattenere il bene senza trasformarlo in lacrime.
    Mi pare tu stia facendo grandi passi e nell'inutilità delle mie parole ti abbraccio, che una coccola in effetti vale di più.

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    1. Si è proprio così. Non è che io pensi che i rubinetti debbano stare chiusi. Ma francamente non ne posso più di quel senso di spossatezza, quel sentirmi senza forze, senza che io veda davvero di stare avanzando. Perché no, non mi pare di stare facendo passo in avanti. Anzi. E mi pare anche di essere un fiume in piena, altro che delicata.
      Grazie Marzia

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  16. A volte la vita è leggera come ali di farfalla e inebriante come un intenso profumo. Altre volte è dolore.
    Ci sono sofferenze troppo a lungo vissute che logorano sordamente e, anche quando la situazione è risolta, rimane un buco nell’anima che è facile far sanguinare di nuovo, anche senza più vera ragione. Se si è diventati abbastanza forti, si può far scorrere la momentanea onda di dolore governandola con la mente consapevole che passerà, perché non c’è più motivo.
    E ci sono dolori che mordono ora e non si sa se mai quel morso feroce mollerà la presa. Allora ci si accascia in un angolo, travolti. E’ da rispettare questo momento di resa, non si può essere sempre eroi. Ma poi ci si deve accorgere che la nostra danza di vita si intreccia con quella dei nostri cari e di tanti altri ed i nostri passi sbilenchi rendono sbilenchi anche quelli altrui. Non si può aggiungere dolore a dolore, ci si deve rialzare in qualche modo. Cercando abbracci che accolgono la nostra ferita, raccogliendo più di prima ogni traccia di gioia e di bello, che sono nutrimento dell’anima e non si possono sprecare, cercando di trasformare il dolore in un’occasione, una spinta per qualcosa che forse non avremmo mai pensato altrimenti.
    Avanti, solo per amore, amore per chi ci è prezioso ed anche per chi non “ci” è prezioso, ma pur sempre prezioso lo è.
    Chiedo scusa per il lungo commento, ma non sono solo parole.
    Mila

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    1. Non scusarti Mila... se io potessi leggerti, ti leggerei senza stufarmi mai. E vorrei davvero sapere di te, della tua vita, dei tuoi pensieri... che tu lasci commenti qui è per me preziosissimo, mi sei mancata... ma davvero davvero amerei leggere te.... sono sicura di non essere l'unica.
      Grazie Mila!

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    2. Sei molto gentile ed affettuosa con me, grazie, l'ho notato anche altrove e ritengo opportuno ringraziarti. E' una cosa che scalda sempre il cuore, anche fra "quasi sconosciuti".
      Non sono un tipo da blog, non ho mai nemmeno tenuto un diario. Seguo i vostri blog di expat perché sono "mamma di un espatriato oltreoceano", come mi sono firmata un paio di volte, e cerco di capire quale può essere il suo vissuto per essergli più vicino.
      Poi, essendo più "grande" di voi, qualche volta lascio la mia esperienza, nell'ipotesi che possa servire a qualcuno, tanto se è inutile non succede nulla. Consigli no, quelli non li so dare.
      Ah, una nota: sono laureata in fisica sperimentale e forse una briciola che ci accomuna c'è ;)
      Con affetto, buona vita, con tutte le ricchezze che ti circondano.
      Mila

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  17. mi è capitata la stessa cosa, anche se diverso era il tipo di cancro e diversa l'età (la mia mamma aveva 54 anni). sono passati quasi 9 anni, ma certi giorni non sono passatti affatto.
    certe volte, però, lei è qui. in un modo che non fa più male e che mi fa sentire che non sono sola.
    succederà anche a te, sono sicura.
    ti abbraccio forte

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    1. Sto arrivando a pensare che da sola non ce la faccio a farlo succedere... ma non mi arrendo...
      grazie

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  18. Leggo "non ci sono ancora riuscita" e penso: cosa dovrebbe riuscire a fare? a non soffrirci più? Non sarà preferibile lasciarsi andare e piangere ogni volta che se ne sente il bisogno? per poi asciugarsi le lacrime sorridendo ai bei ricordi?
    P.s. Bella la coperta :) Mi piace anche il colore :)

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    1. E sì che c'è molto in cui devo riuscire.... in ordine sparso... disinnescare questa bomba a orologeria imprevedibile che ho in cuore.. che scoppia ed io devo scappare in un angolo buio e raccogliere i cocci dell'esplosione... proteggermi dalla devastazione anche fisica che ne deriva. Perché la tristezza così profonda è spossante. Succhia ogni energia fisica e mentale.   Arginare il senso il senso di colpa che mi dilania per il prima, il durante ed il dopo.  Perdonare me stessa e soprattutto perdonare lei... Vuotare il sacco. Lasciarla andare davvero... accettare che non c'è più perché io ogni volta che me lo dico, muio un po'.  Riuscire a parlare di lei. A sorridere.
      Proprio stanotte l'ho sognata.. anzi ho sognato di sognarla e di esserne sconvolta. Mi  è successo solo due volte do sognarla da quando è morta.  Era giovane, mi somigliava molto, mi abbracciava, ma non ricordo altro, come l'altra volta. Ho così voglia di sognarla

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  19. Ero molto indecisa se commentare o no, perché sono appena approdata qui e quindi forse son fuori luogo. Ma mi ha colpito tutto quel che ho letto, e vorrei sinceramente allungarti un abbraccio. Mi hai ricordato di un pianto simile, assurdo, irrefrenabile e inatteso, in una situazione di burn-out, anche quello di fronte ad una quasi sconosciuta, di quel guardarsi impotenti da fuori. E poi, da sradicata e nomade pure io, mi sono spesso chiesta come si elabora la perdita di persone che da anni vivono lontane...voglio dire, il buco è tutto interiore, temo, per chi ti conosce solo nella tua vita quotidiana a migliaia di km da quel lutto, il buco mica si vede. (Mentre quando si vive a poca distanza dalla famiglia, la nostra quotidianità è fatta di gesti più fisici, più concreti per gli spettatori, pranzi domenicali, panni da stirare, visite improvvise). Forse per questo sembra di aver superato tutto, da fuori. Forse dico sciocchezze, è che da quando mio padre si è ammalato, questo pensiero ogni tanto mi colpisce a tradimento. Un caro saluto

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    1. Non sei affatto fuori luogo,  anzi, grazie :)
      Sai sono qui, nell'ultimo qui, da "solo" un anno. (E il lutto l'ho dovuto mettere in valigia e mi rendo anche conto che è rimasto come in sospeso perché ero presa, protetta, al sicuro dentro il mio pancione, mentre lei se ne è andata diventavo mamma  per la prima volta.)  Qui non ho davvero degli amici, solo un gruppetto di persone con le quali ci siamo eletti a micro'compagnia  sulla fiducia, a pelle, senza davvero ancora conoscerci. È buffo perché "giochiamo" a che ci vogliamo molto  bene, ma non sappiamo ancora nulla l'uno dell'altro.  anche per questo con quell'amica ho deciso di sollevare una bandierina con scritto un, pur vago... "mamma.. fa ancora molto male...fragile. .."

      Mi dispiace per tuo papà,  ti auguro che tutto vada bene.... in tutte le varianti che questo può significare... dura sì essere lontani e bisogna prendersi cura del dolore. Io non ci sono riuscita molto bene.

      Grazie davvero Arya!

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  20. non so ceh dire, solo che mi spiace tanto.
    hai fatto bene a lasciare uscire le lacrime.
    hai fatto anche bene a mandare lui a prendere Pistacchio e tu startene un pochino da sola.

    Susibita

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    1. è che pare che non si esauriscano mai, mi tocca costruirmi un bel bateau!

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    2. sono tutte quelle che servono, credo.

      Susibita

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Io lo so cosa stai pensando.
Lo scrivo, non lo scrivo, quasi quasi lo scrivo. Ma no dai...
E' lo stesso che penso anche io quasi ogni volta.
Ma tu prova, prova a lasciare una traccia.
Non sarà invano.

Prova pro-pro-prova