09 December 2011

nonni sprint


questo è un «rollator»


Era mercoledì, in pausa pranzo nella piscina vicino al lavoro, dove l'acqua è caldina e come un po' salata. Ci sono due o tre persone divise in due gigantesche corsie, si nuota bene, tranquilli e sereni. Nuotando mi si calmano i pensieri, tutto si mette a posto. La tristezza è sempre triste, ma sembra più lieve. La piscina mi aiuta a guardare avanti.

Nell'altra corsia nuota una signora, avrà una settantina d'anni, fisico asciutto, direi quasi atletico, come mi sembra abbastanza comune tra le nonne olandiche, tutte sprint. Poi non la vedo più in corsia ed invece è a bordo vasca, nel punto dove l'acqua si fa bassa e ci sono dei gradini che ti portano fuori da questa pozza salatina e rilassata. La bagnina la sta aiutando ad uscire dall'acqua e a raggiungere il suo «rollator», che la aspetta parcheggiato lì accanto. Io riprendo a nuotare.

Dopo un po' abbandono anche io quell'oasi pacata. Sto facenddo la doccia prima di entrare in sauna. (Sì lo so che le alte temperature non vanno bene per il bebè. Infatti ci resto due simbolici minuti, in cui respiro a fondo quell'aria eucaliptica. Mi porto una bottiglietta d'acqua gelata e mi rinfresco durante quei due minuti balsamici. Poi esco e metto i polsi e le caviglie sotto l'acqua gelata.)
Mi sto giusto pregustando quei due minutini, quando sento la nonnina sprint che parla. Dalla doccia non si vede lo spogliatoio. Perso parli all'altra signora che era nello spogliatoio un minuto prima. Ma poi parla di nuovo e mi arriva solo la parola helpen e cioè aiutare. Allora accorro. La nonnina sprint mi sorride e chiede candida se per favore posso aiutarla ad asciugare le punte dei piedi, proprio lì tra le dita, ché non ci arriva. La gamba livida, mi racconta che ha subito un'operazione solo una settimana prima (!!?), dice non riesce a passare l'asciugamano lì in fondo. Non ha il minimo senso di pietismo nella voce o nei gesti. Chiedere ad una totale estranea di asciugarle le punte dei piedi sembra la cosa più normale del mondo. La aiuto scusandomi per il mio magro olandese, lei mi fa un poco di conversazione in inglese, poi mi ringrazia, si appoggia al suo rollator e comincia a vestirsi.

Io me ne vado verso i miei due minuti balsamici ed intanto penso quanto mi piacciono i vecchietti olandici, voglio invecchiare come loro. Le strade sono piene di rollator e di quelle grosse sedie a rotelle elettriche, quasi scooter a quattro ruote, che giù da noi forse usano persone affette da handicap, ma neanche tanto. I vecchietti sprint olandici non ci stanno a farsi lasciare a casa dagli acciacchi. Inforcano il rollator e partono a godersi la vita. Questa cosa mi riempie di allegria. Certo bisogna dire che le città ed il life style della cittadina in cui vivo, agevolano il diffondersi di questa usanza. Ma quel che secondo me conta di più è che i vecchietti non provano vergogna. Zero drammi, zero pietismo. Gli olandesi, anche vecchietti, non si piangono addosso, ne avevo già parlato qui, piu' di 2 anni fa (!!), risparmiano le energie per godersi la vita.

Io sono tutta ammirata e da grande voglio essere una nonna olandica.

06 December 2011

Maternity & hobbies




un post per sole femmine, ma volendo anche no...


In questa mattina insonnica mi sono messa a googolare alla ricerca di rimedi cosmetici della nonna ed ho trovato alcuni siti che mi hanno fatto venire voglia di correre al supermercato, erborista o chi per esso e procurarmi le materie prime di base per allestire un piccolo laboratorio domestico di creme, saponi e detersivi.

Il mio sito preferito: cosmetici-fai-da-te, da studiare! Vien voglia di fare tutte le maschere. Per la sua semplicita' e reperibilita' degli ingredienti, comincero' probabilmente dalla Maschera Illuminante al Miele e Limone ... mi sono illuminata solo a leggerla!!
Da Ecobioplanet mi son piaciute le idee-rimedi per i capelli.
Fantastici i Detersivi Autarchici di Sai cosa ti spalmi.



Ci sono un'infinita' di cose che sto mentalmente riponendo nello scaffale 6 settimane di maternita' prima dell'ora X.
Dal rilassarmi tantissimo, leggere, mettermi a studiare olandese, adesso si e' aggiunto anche un potenziale (speriamo bene) trasloco, che tanto rilassante non sara', sempre se ci sara'. Da questa insonnica mattina c'e' quindi anche l'allestimento di un laboratorietto casalingo. Un paio di ripiani per ospitare oli vari, argille, mieli, ed altri ingredienti strettamente destinati alla cosmesi (1) e qualche strumentino (2). C'e' di buono che se va in porto questa nostra ultima occasione di trasferimento, la casa candidata ha uno stanzino-lavanderia che si presta perfettamente ad ospitare un angolino-laboratorio. Sara' insomma come ricrearmi a casa uno spazio simile a quello lavorativo per quelle 16 settimane di maternita' e "confinamento" (3).

Mi sfrego le mani.


(1) Esempi di ingredienti "a lunga conservazione":
Miele, aceto, vodka (!), argille varie, bicarbonato, semi di lino, amido di riso, sale marino, mandorle, acqua distillata, gel di aloe, compresse di vitamina E (?), oli vari (oliva, mandorla, cocco, jojoba, karite', sesamo, germe di grano, essenziali e chi piu; ne ha piu; ne metta), e via dicendo....
Esempi di ingredienti deperibili:
Arancia, limone, lime, uva, avocado, cetriolo, latte, yogurth, zucca, patata, uova

(2) Strumentini:
Qualche recipiente, misurini vari, mestolini di legno, garze, imbuto, contagocce, una bilancina, un mortaio, magari un piccolo frullatore, flaconi spray, boccette di vetro (leggendo si impara che il vetro scuro e' da preferire), per la totale indipendenza del laboratorietto qualche pentolino ed un fornelletto elettrico.

(3) L'universita' chiama -preoccupantemente- le 6 settimane di congedo precedente il parto (presunto) maternita' (pregnancy leave) e le 10 successive "confinamento" (containment leaves).


05 December 2011

Oggi e' Sinterklaas, il giorno di Natale olandese.
Sinta arriva lasciando doni nelle scarpe lasciategli -possibilmente colme di caramelle, mele e carote per rifocillare i suoi cavalli.

Si lavora, ma solo fino alle 14. poi tutti a casa a festeggiare in famiglia. Si lavora per modo di dire, perche' Sinta arrivera' a fine mattinata anche nel nostro dipartimento, acompagnato dai suoi folletti neri: gli zwarte Pieten.

Spero di non perdermelo, perche' questa mattina sono bloccata in ospedale per almeno due ore a fare la curva glicemica. Quindi un primo prelievo tra pochissimo -appena mi decido ad andare- mi daranno il beverone malefico 100gr di glucosio, dovro' restare seduta e buona per due ore per poi avere un secondo prelievo. Ho centellinato il libro che sto leggendo, per avere qualcosa da leggere.

Mercoledi' invece una nuova ecografia, l'ennesima, ho perso il conto. L'unborn child piu' fotografato del circondario! Tutto questo perche' Ello persiste cicciuto. Da qualche giorno ha anche dato inizio alla sua carriera di kickboxer. Lo sento in continuazione. Finalmente anche papa' chercheur ci crede e -dopo aver cantato un po' di De Andre'- si mette calmo li' mano sulla panza a godersi il baleltto continuo. Ho scoperto che ci sono anche volte che io non sento niente ma il papa' si. Finalmente, perche' si stava ingelosendo. Qualche giorno fa c'erano qui due compagne del teatro per parlare del prossimo spettacolo e mentre me ne stavo svaccata a gambe sollevate e panza in evidenza, Ello e' stato avvistato in versione alien in esplorazione dei confini del suo mondo uterino. Una cosa cosi' incredibile che ero felice di avere testimoni... Quando ho gridato al chercheur di venire giu' a vedere, il fenomeno si e' interrotto... oppure Ello s e' spaventato?

18 November 2011

vado...

Questo blog oggi si e' svegliato alle otto, udite udite! E questo pomeriggio se ne va in Francia !!
Anzi in realta' il blog resta qui... solo Squabus in carne ed ossa prende il treno e valica la frontiera. Che meraviglia!

Sara' il pensiero che viaggiare non sara' piu' la stessa cosa a breve, ma mi sento tutta emozionata... anche lasciare a casa il chercheur ha il suo perche'. Pregusto il ritorno ed i racconti di un week end tra donne. Soprattutto quando le donne sono 'ste meravigliose giovincelle che hanno adottato una vecchietta persino panciuta...

a risentirci :)

17 November 2011

come pane e banana

giornate pigre
lente e sonnolente

A me la pigrizia mi fa molta paura,
ma cerco di non pensarci.

Un mercoledi' libero, la goduria del giorno libero. Che non e' week end, dove tutti sono liberi, e' un giorno lavorativo dove tu si' che sei libera. C'era un sole ghiacciato e me ne sono andata a spasso per quasi tre ore, ho sgarrato con le patatine fritte con poca maionese. Mi sono seduta su una panchina al sole a mangiarle. Poi la liquerizia del natuur winkel. Ma soprattutto ho passeggiato.
Un lusso il giorno libero. Appunto passeggi e vedi quello che vedresti se non lavorassi tutto il giorno, tutti i giorni. E per questo mi piace anche che non sia tutti i mercoledi', ma uno si ed uno no.

Poi ho vinto il give away di Valentina. Che gioia.
E poi per caso, come tutte le migliori scoperte avvengono, ho scoperto la cosa piu' goduriosa e semplice del mondo: pane e banana.

10 November 2011


rimango sempre un po' a corto di parole, dopo che ne ho usate troppe.

Lascio parlare Sir Ken Robinson, che si occupa di educazione e di creativita', ed e' un bellissimo ascoltare.

Schools kill creativity
volendo si possono selezionare i sottotitoli in italiano

e poi anche
Changing Education Paradigms un discorso animato


E voi? Come vorreste venissero educati gli adulti di domani?

08 November 2011

i doni e le croci


... un post forse ancora piu' sfacciato di quando non vorrei essere sfacciata...


Nelle mattine insonni, quando e' ancora notte e mi sveglio per accompagnare il giorno che nasce...
...e mi piace moltissimo ed e' per questo che poi succede ancora ed ancora: perche' quando apro gli occhi sull'ora, anche se e' piccola, quel brivido di adrenalina per il nuovo giorno che vedro' nascere, mi sveglia, mi porta dolcemente fuori dal letto. Una sorta di fame di vita...
Nelle mattine insonni, cercavo di dire, avrei voluto scrivere -per esempio- di come e' stata la prima volta al corso di yoga in gravidanza. Del posto che chiamava rilassatezza, tutto legno e luci soffuse. Di questo gruppo di donne tutte panciute che mi sono trovata intorno, adagiate su materassini, ricoperti di coltri, pieni di cuscini. D'incanto la mia pancia non era piu' l'unica ed ognuna delle pance intorno aveva una forma, dimensione, sapore diversi. Poi la maestra yogi ci ha dato il benvenuto con voce lieve. Le donne panciute si sono presentate ad una ad una ed e' arrivato alche il mio timido turno. Ik ben Squabus, ik ben drieëntwintig weken zwanger... e non e' che capisco proprio tutto-tutto quello che dite, volevo aggiungere. Ma forse si e' capito da se'. (Rilassarsi con il cervello in tensione per la comprensione ultima non e' totalmente possibile. Ma almeno il luogo e la compagnia sono magici.)


Volevo scrivere di questa e di altre storie di prossima mammitudine, nelle mattine-notti di amata insonnia. E volevo sriverlo con tutta la poesia che sento, sdolcinata e timida come il primo bacio. Emozionata.


E pero' ogni volta che mi rigiro un post panciuto in testa, mi passano per la mente anche altre cose e pensieri, delicatezze, pudori, che non sono pudori di se', ma dell'altro da se'. E poi una cosa che e' successa qualche settimana fa.
Io ed una fanciulla, che chiamero' Spilunga, ci siamo prese un giorno libero e siamo andate ad Amsterdam a passeggio. Era una giornata magnifica, come un richiamino di sole prima dell'autunno che arriva. Avevamo una scusa scientificoculturale per andare, ma il fulcro era il sole e passeggiare e chiacchierare lievi e ridere.
Spilunga e' una ragazzona grande, alta, due spalle cosi', fisico scultoreo, simpatia contagiosa. Insieme alle altre ragazze mi coccola in questa magnifica fase panciuta. Tutte partecipi, carine, attente. Come MissB che mi sfiora delicata la pancia ogni volta che mi passa vicina nei corridoi e sorride. Come Minuta che, tra tutti i vini, mi porta la limonata a cena e apre il minuscolo pacchettino che ho preparato per annunciare l'evento. Quando ci trova una piccolissima marionetta, di quelle che si attaccano al dito, ed un bigliettino che dice piu' o meno: "cosi' hai il tempo di allenarti per giocare col piccolo in arrivo" (ma in inglese suonava meglio)... scoppia a piangere di gioia. E poi Spilunga, che chiede quando andiamo a comprare baby-stuff?? E a passeggio per Amsterdam -impaziente- compra per Ello il libricino che lei preferiva quando era bambina.


Poi andiamo a bere un te all'aperto e, in quel sole sfacciato di quasi-ottobre, siamo sedute a ricevere grate tutta la luce che possiamo. Ad un certo punto lei mi guarda la pancia, che comincia appena a vedersi, fa come a raccoglieri e mi dice: I am so jelous. E sorride.
E io la guardo negli occhi e nel suo sorriso -Spilunga classe ottantaequattro- e la rassicuro che c'e' tempo. E se davvero pensa che non ci sia tempo da aspettare, che si lasci andare, che' tutto prende ad avere talmente senso quando si smette di cercarlo con la ragione (e questa e' parte di tutta un'altra riflessione-rivelazione-folgorazione che fa parte dei miei fitti pensieri panciuti e che qui rimarra' nell'aria).

Lei pero' scuote il capo sicura, sta ancora sorridendo, ma di un sorriso che soffre. E mi racconta lieve, senza mai smettere di sorridere, che per lei non ci sarà tempo. Sicuro che no. Perche' non c'e' spazio, non c'e' luogo in lei dove un seme possa farsi frutto. E mi spiega e d'improvviso mi sento -di nuovo- piccola, cosi' piccola e dispiaciuta per lei. L'abbraccio e piango con lei che ancora sorride e si scusa e mi prega che non vuole che questo comprometta la condivisione delle mie gioie panciute a cui lei tiene molto. Che e' per questo che se lo tiene ostinatamente per se' questo segreto. L'abbraccio e la ringrazio di cuore per avermi aperto la porta. Parliamo di mille cose tutto attorno a questo. Le chiedo come fa a sopportare questo peso in silenzio. Che' io -almeno questa nuova io- lo direi forse subito. Che non e' sopportabile portarsi questo fardello da soli in un mondo che non fa altro (o sembra solo a me?) che chiedere alle donne: quando? Che per me alla soglia dei trenta la sofferenza, o dovrei dire insofferenza -quando le persone chiedevano, indelicate e indiscrete, e alludevano a bimbi- non era semplicemente tollerabile. Bisognerebbe parlarne di questa che almeno io ho considerato e vissuto come una forma di violenza...

Spilunga semplicemente dice che non vuole pieta'. Non vuole che le persone, soprattutto le altre donne, vedano per prima cosa questo in lei. Certo che capisco, ma -saranno gli ormoni?- sto abbracciano il pensiero che ad certo punto chiedere pieta' e' esattamente quello che bisogna fare. Abbi pieta' di me e risparmiami sofferenza. Usami delicatezza. Ma forse bisogna diventare forti abbastanza anche per poter chiedere pieta', per potere sopportare chi pieta' per te non ne ha, neanche se l'hai chiesta.


E' cosi' dannatamente importante condividere il bagaglio, altrimenti siamo tutti piccoli universi lontani anni luce l'un l'altro, ognuno con i suoi drammi, violenze, negazioni. Bisogna avere rispetto per i doni che ci toccano in sorte. E non considerarle scontate. D'altra parte chiunque viva o abbia vissuto un grande dramma, violenza o negazione deve poter lasciare spazio per coloro che ne hanno semplicemente di diverse, perchè -quanto è banale- ognuno ha i suoi doni e le proprie croci. Ed è questo che Spilunga voleva fare col suo silenzio: lasciare spazio. Uno spazio che dovrei rispettosamente prendermi.

Riuscirò a darmi il permesso di esprimere tutto il dolce fardello della mia maternita' così folgorante, fantastica, meaningful?
Non credo, non ci riuscivo a pieno fin da prima che Spilunga mi mettesse a parte del suo segreto. Perche' riversare la mia folle felicita' sul mondo mi sembrava sfacciato e anch'esso poco delicato, e adesso ancora di piu'. E pero' mi riguardo le mie croci, tocco le cicatrici, penso alla strada percorsa e so nel profondo che -finalmente- tutta questa felicita'. Forse e' questo che voglio dire o' voi che di qui passate... che non vorrei paresse troppo sfacciato tutta questa poetica... che' si insiste su cio' che che prima e' mancato e si e' bramato a lungo...

Sono felice, e allo stesso tempo triste, come non sono mai stata in vita mia. E affamata di vita, fin da prima dell'alba...

07 November 2011

4 a.m.

Siccome Ello nella pancia pareva troppo cicciuto, all'ecografia della ventesima settimana mi hanno mandata a fare piu' controlli, tra cui la curva glicemica -per escludere il diabete gestazionale-, che mi e' stata fissata per questa mattina.
Tocchera' quindi presentarmi a digiuno in ospedale alle 8, farmi prendere il sangue, bere un beverone zuccherissimo, aspettare un paio d'ore li' buona buona e poi prendere nuovamente il sangue. Solo che la mia -in genere neanche troppo odiata- insonnia mattutina quest'oggi ha deciso che la sveglia andava non alle 6 (che passi, mi sbrigo le email, leggiucchio qua el la' nel silenzio del primo mattino che e' ancora notte), non alle 5 (che dai non mi lamento, cosi' scrivo quella cosa che volevo scrivere da un po')... ma alle 4 addirittura no! Anche perche' ieri sera non erano le 9 -come di solito- quando andavo a dormire, ma quasi mezzanotte. E soprattutto non le 4 a stomaco vuoto fino alle 8, che' sono le 4.30 e gia' ho i crampi dalla fame. Inoltre credo proprio che la curva sara' sballata, la glicemia non sara' affatto rapprensentativa del primo mattino, visto che le 8 non saranno piu' il primo mattino per me. Ne avro' bruciati di zuccheri da qui ad allora...


D'altronde si' sa' che le 4 di mattina sono quanto di peggio:
(ci sono anche i sottotitoli in italiano, se proprio si vuole)

06 November 2011

manca solo il bebe

In follia totale da sabato passato tappata in casa, sfidata l'influenza o cosa per essa mi ha infestato gola e naso intasato, oggi sono uscita lo stesso. Non e' dato sapere se prima di uscire ho preso uno, nessuno o centomila meta' pasticca di paracetamolo. Non mi ricordo proprio. Avevamo in programma un pranzo con la famigliola francese con due bimbi peperini ed adorabili, in un paesello qui vicino, appena 5 km, che in bicicletta avremmo fatto piu' che volontieri. Invece ci siamo andati addirittura in macchina (una macchina che non possediamo!!). Infatti, vista l'influenza e il venticello che tirava, questa si rivelava come un'ottima scusa di testare per la prima volta il sistema di car sharing a cui ci siamo iscritti poco tempo fa. Si chiama greenwheels, un'offerta speciale ci ha permesso di iscriverci per 10 euri forfettari fino a dicembre, dopodiche' -non so- ci sara' un abbonamento mensile da pagare. Poi il costo e' di 2,5 euri all'ora piu' 0,1 euri per chilometro. Benzina inclusa. Quando il serbatoio arriva ad un quarto l'utente di turno e' tenuto a fare il pieno usando una carta di credito presente nel cruscotto della macchina stessa. La prenotazione della macchina si effettua via internet. Ce ne sono 6 nel giro di 600 metri da casa nostra -appena calcolati su google map. Anche di piu' se proprio quelle vicine sono prenotate. Non e' stato difficile averne una per questo pomeriggio, a dire il vero erano quasi tutte libere. Penso che molti compaesani la usino piu' che altro come seconda macchina e che nel finesettimana, essendo tutta la famiglia a casa -prima macchina compresa- non sia tanto gettonata. Ma si vedra'.


La famigliuola francese non ci ha fatto tornare a mani vuote! Siccome la loro bimba piu' piccola ha quasi 18 mesi, avevano molte cosine da darci per Ello. Faccio uso privato di blog pubblico e mi prendo due appuntini qui sulle cosine che abbiamo portato a casa. Se avete anche consigli sull'equipaggiamento da bebe' sono sempre ben accetti! Colgo anche l'occasione per segnarmi e segnalare i bellissimi post scritti da Valentina, su quelli che lei chiama baby armamentari da viaggio. Per esempio ho trovato "totseat" e la "dodo nomade" a dir poco geniali.


I primi prestiti per Ello
- Culletta per il passeggino - che scopro ora si chiama navicella (!!)*,
- l'ovetto* o come si chiama per la macchina (condivisa!),
- la sdraietta,
- la vaschetta per i bagno con adattatore per vasca da bagno,
- il marsupio.
- Uno sterilizzatore via microonde,
- una cosa che si chiama "baby cook" per cucinare le verdure al vapore e poi frullarle (mi sa che lo uso di gia' anche per i grandi...),
- milioni di contenitori di plastica per congelare pappine,
- 2 piccoli biberon e una borsetta termica per trasportarli,
- giochini vari ed eventuali.

Il chercheur davanti a tanti balocchi ha esclamato che adesso manca solo il bebe',,,

*il passeggino restante serve ancora a loro ed allora io mi domandavo se riusciremo noi a trovare un passeggino che sia compatibile con navicella ed ovetto

vorrei volare

Raccontavo nei commenti qui giù della canzoncina -presentata allo zecchino d'oro del 1960- che la mamma del chercheur gli cantava quando era piccoletto, e faceva...
Sempre più su, su, su…
E ancora giù, giù, giù…
Velocemente in su
Verso le vie che portano in ciel…
...e a quel punto il chercheur-bimbo non resisteva e doveva aggiungere
...OOOO
Che tenerezza mi fa questa immagine!



Mentre scrivevo quel commento, era mattina, lui dormiva e io mi ascoltando la canzuncella al piano terra in cuffia per non disturbarlo, visto che casa nostra e' un come un grande loft in verticale su 2 piani e mezzo e la mattina devo stare molto attenta ai rumori che produco per evitare le sue ire.

Quando poi lui scende, mi chiede
ma che ti ascoltavi stamattina?
e io gli dico sbalordita che va bene il loft, ma non può essere abbia sentito visto che ascoltavo in cuffia...
si si ho riconosciuto quella canzoncina, però quella che ascoltavi tu era cantata da bambini
perchè di solito?
da mia madre
non fa una grinza


Però la cosa mi ha fatto temere ancor di più come sarà condividere -sonoramente parlando- questo loft con un pargoletto. Meno male che il chercheur ha ceduto e domani visitiamo quel casone di cui parlavo una settimana fa. Dico meno male, ma il pensiero di un trasloco comincia ad abbattere anche me...

E per rappresentare al meglio il clima di abbattimento mi sono presa un qualcosa giusto allo scoccare del week end: ho la febbre, mal di gola e mi fa male dappertutto. Uffa

01 November 2011

e voi?

Il trailer di Babies, di cui parlavo sotto:



...molto rappresentativo del documentario.



Lo speaker qua sotto nei commenti mi ha fatto pensare di chiedere:
e a voi? che vi cantavano o suonavano quando eravate piccoletti? o ancora nella pancia? e che effetto vi fa ancora oggi?
Poi finisce che nessuno mi risponde ed io non avro' neanche bisogno di suonare Bob Dylan per ritrovarmi in una valle di lacrime....
dai raccontatemi

31 October 2011

di bimbi, bambolotti, musica, film e partenze


...Mille post in uno: un weekend movimentato ed interessante...


Buttato il chercheur giu' dal letto sabato alle 7.30 -lui amante delle lunghe mattine a poltrire tra le coperte- appuntamento 9.30 fino alle 15.30, nel paesello piu' grande per un corso di pronto soccorso pediatrico, organizzato dallo stesso posto dove faremo anche il corso preparto.

Un prontuario sull'intervento in caso di incidente ad un bimbo ferito o in pericolo, con la flow chart con cui ragionare nell'approcciarsi a diverse circostanze. L'ordine di azione a seconda della gravita' della situazione, riassunto in inglese con le 4 b: breething, bleeding, burns, (bones – tra parentesi perche' non molto si puo' fare in emergenza al riguardo).

Esercitazioni pratiche della temibile C.P.R. (CardioPulmonary Resuscitation - rianimazione cardio-polmonare), che iddio non voglia ci troviamo mai a necessitare. Con raccomandazioni specifiche per neonati e bimbi piccoli.

La simpatica Tina dopo aver introdotto la parte pratica, ha aperto dei borsoni ed ha tirato fuori alcuni deliziosi bambolotti speciali, provvisti di testina reclinabile (per imparare ad assicurarsi di liberare le vie aeree prima di iniziare), serbatoietto per l'aria nel toracino collegato con un tubicino alla bocca per capire se la respirazione effettuata e' efficace (il toracino si gonfia e si solleva), dispositivo cliccante per aiutare a valutare quanta forza esercitare nel massaggio cardiaco.

Se interessa l'argomento vedasi qui, in italiano.

Quando abbiamo finito con la pratica, vedendo il mio attaccamento al bambolotto a cui avevo salvato la vita, Tina lo ha fatto simpaticamente notare a tutto il gruppo:
ho l'impressione che Squabus voglia adottare uno dei miei bambolotti... in effetti me lo sarei portato a casa, faceva un gran piacere tenerselo in braccio.





Visto che eravamo nella metropoli, il chercheur si e' lasciato trascinare a vedere cose da bimbi neonati. Rigorosamente solo guardare, nonostante io abbia cominciato a manifestare con nervosismo di volere iniziare ad agire. Tutte le mamme infatti mi esortano ad approfittare dell'energia momentanea, perche' dopo semplicemente passera'. Il chercheur invece, uomo dell'ultimo minuto, dice che e' ancora presto e c'e' un sacco di tempo. Ed io inorridisco al pensiero che poi se ne debba occupare lui solo. Ho negoziato che nelle prossime due settimane stileremo una lista di cio' che ancora non abbiamo neanche l'idea di necessitare, capire chi potra' prestarci cosa e poi uscire a caccia, possibilmente una mattina infrasettimanale per evitare il delirio shopper del weekend che entrambi detestiamo.





Rientrati al paesello alle sei pomeridiane, non ho resistito ad una sostanziosa pennica di due ore abbondanti, dopodiche' ci siamo precipitati -in ritardo- a casa nuova di uno dei due amichetti d'oltralpe. Lui resta e si e' appena trasferito, l'altro parte e ci saluta in questa cena. Cosi' della cricca francofona, dopo la partenza dei canadii K. e M., siamo rimasti tristemente in tre. E' mesto tempo di partenze, anche la mia dottoranda preferita se n'e' appena andata, giusto oltralpe. Mentre in poche settimane e' il turno dell'amico Belga che invece va oltreoceano, nel nuovo mondo californiano. Proprio lui sabato sera ha fatto ad Ello il primo regalo musicale, veramente graditissimo, visto che vorrei fargli ascoltare moltissima musica: blood on the tracks di Bob Dylan. Tra loro che sbevazzavano ed io che ridevo, tutta distesa e riposata di fresca e tarda pennica, si son fatte quasi le vecchie-2 quando siamo andati a dormire. Per me probabilmente il record annuale.





Domenica mattina insonnica -sempre e comunque-, alzata prestissimo, col cambio dell'ora non so piu' dire quando, ho attaccato la mia lista di cose per Ello, ricerca di siti e negozi di cose di seconda mano. E tra tutti gli oggetti ed attrezzature che non ho idea quali e cosa, una forse mi ha convinta: il lettino. Anche a controprova della precarieta' geografica in cui verra' alla luce, dell'incertezza di dove crescera', credo compreremo per lui un lettino da campeggio, di quelli che si chiudono e si trasportano come un trolley. Questa e' la versione piu' nuova e fichissima. Per il resto la precarieta' amareggia effettivamente un po' il pensiero dei preparativi, ma ci faremo forza e prepareremo il nido.

Quando poi si e' svegliato il chercheur un po' di questa tensione amara gli si e' riversata contro, con me che essenzialmente gemevo che forse e' il caso di cambiare casa. Stemperata la tensione, ossia dopo aver passato -lui- l'aspirapolvere in ogni dove, il chercheur si e' seduto insieme a me a guardare cosa offre il panorama immobiliare in corrispondenza ai nostri bisogni. Ed abbiamo trovato solo un casone enorme, un po' costoso, leggermente lontanuccio, ma almeno dalla parte del nido che ci ha offerto posto. E con tutte le cose che ci piacciono nella casa di ora e che ci dispiacerebbe lasciare (mobilio, giardinetto, camino, cucina ben attrezzata e bagno tutto insieme – ultime due cose molto-molto rare). Da valutare.




Il programma del giorno era di intanto studiare la disposizione del mobilio nella stanza di sopra che dovrebbe accogliere il piccolo. Nel caso -molto probabile- restassimo qui. Ma e' naufragato con me sul divano che bramavo un'altra dose di pennica, ormai totalmente dipendente dal mio Morfeo pomeridiano. Prima di abbandonarmi a lui completamente, mi sono sistemata comoda ed ho suonato il cd di Bob Dylan, salvo poi ritrovarmi nel giro di qualche minuto in un mare di lacrime. A me la musica mi fa cosi', chiamala sindrome di Stendhal o cosa per essa.

Allora il chercheur ha abbassato il volume, io ho aperto la prima pagina del mio nuovo libro e dopo poco Morfeo mi ha portata via.




Dopo 2 ore buone, superenergica ho trovato il chercheur che si guardava un bel cartone animato. Io sono tornata sul progetto musicale, ma questa volta ho cantato io la mia canzone preferita. Quella che parla del lasciarsi andare, l'unica che io sono e saro' mai in grado di cantare. Quella che mi da cosi' tanta pace che magicamente i bimbi mi si addormentano in braccio.
Comincio ad esercitarmi per il mio di bimbo, che dicono che poi si ricordano di quel che han sentito nella pancia.




Poi, tutta con la testa leggera, perche' cantare e' un toccasana, beato chi lo sa fare per davvero, ho chiesto al chercheur se aveva voglia di vedere il film-documentario che ci consigliavano ieri, quando raccontavo dell'ansia da nido: Babies (2010). Molto carino: e' il parallelo del primo anno di vita di quattro bimbi, in Namibia, in Giappone, in Mongolia ed in California.




E poi era ora di nuovo di nanna... che pout pourri

29 October 2011

primo ritratto di Ello


Ecco la sorpresa della nipotina Prima, colei che le piace fare gli esperimenti.
Il primo ritratto di Ello nella pancia. Anche se a dirla tutta, anche la zia stravagante, sorella del chercheur ha addirittura fatto un dipinto di Ello nella pancia, ma visto da fuori.


Prima, 16 Ottobre 2011
(giorno piu' giorno meno)

27 October 2011

Ello superstar e la schiettezza dei nipotini primi

Mamma, papa' ed Ello nella pancia, superstar, se ne sono andati in Italia per una settimana intera. Anche per questo il blog e' rimasto silente. Mamma Squa ha rotto l'alimentatore del computer che se ne e' quindi rimasto in Olanda, dando il brivido di una settimana di quieta semi-vacanza da internet.

Dopo l'atterraggio, il papa' si e' rifugiato nella campagna lodigiana, mentre Squa se ne stava bel bella nel paesello milanese. Se ne e' andata a spasso in lungo e in largo, con profonda disapprovazione del nonno-squa che voleva portarla in macchina in ogni dove. Lei pazientemente rimbrottava: e' gia' cicciuto questo bimbo, fammelo camminare un po' su e giu'. Si e' fatta quindi delle sane scarpinate in ogni dove, sola o in magnifica compagnia, collezionando bellissime cartoline che sognava di imbucare nel blog. Non e' ancora successo... e non sa se sperare nel proseguire dell'insonnia per scriverle e spedirle.

Quando non camminava, Squa vedeva gli amici, i nonni e i nipotini o si sparava penniche grandiose. Il bimbo Ello, pur nella pancia, la faceva da super-star. I nonni soprattutto: prima salutavano lui, gli parlavano, gli facevano le carezze e poi passavano alla portatrice di panza. Tutti proprio tutti ad accoglierlo a braccia aperte, coccolarlo, celebrarlo, tranne lei: la nipotina settenne, detta anche Prima, in quanto prima nipote, di sangue e non.

Prima, la nipotina che ha rotto l'incanto da superstar, aveva saputo dell'esistenza di una creatura nella pancia di sua zia subitissimo, perche' la zia medesima voleva alleggerirle il cuoricino settenne da altre cose tristissime ed allora le ha fatto le confidenze subito, in barba a qualsiasi scaramanzia e cautela. E subito la nipotina Prima le aveva detto:
« dai pero' zia, fai che sia una femmina, che' io qui sono circondata da maschi, mio fratello, il cugino dall'altra zia » (da pare della mamma sua).
Tutta presa nell'alleggerire quel cuoricino triste, la zia aveva risposto:
« Prima, faro' del mio meglio, ma se non ce la faccio al limite tu non solo sarai Prima ma sarai anche Unica... non e' mica brutto! »
« No, no, zia, voglio una cuginetta »
aveva concluso lei perentoria.

Ora quando sono andata a bussare alla porta di mio fratello, nonche' padre della nipotina Prima, lui -il fratello- mi ha preso alla sprovvista, sull'uscio, lui ancora all'oscuro del genere sessuato di Ello...
La nipotina Prima sedeva un po' inversa sul divano, che gia' si poteva capire che era inversa perche' guardava la tv che non e' mai un buon segno nella bimba nipotina settenne Prima.

« E allora? Maschietto o femminuccia »
Dire gioiosa « Ello e' un maschietto!! » e girarmi e mettere meglio a fuoco Prima, l'inversa, e' stato un tutt'uno. La nipotina settenne, che fino a quel momento era solo inversa, ora era imbufalita e delusissima, neanche un ciao zia, come stai, subito mi sbotta con quel gesto stizzoso del capo:
« e no zia! pero' avevamo detto femmina »
Neanche confidarle il nome, come per dare piu' carattere alla creatura, ha potuto farla rinsavire. Del nome ha detto candida: mi fa schifo. [Per inciso, Ello non si chiamera' mica proprio 'Ello' (anche se per una femminuccia ad Ella ci avrei pensato, devo dire)].

La zia se ne e' tornata dal nonno con la coda tra le gambe, un pochino dispiaciuta di aver contrariato nipotina Prima, settenne e cristallina come un lago di montagna. Ma solo un poco, per la gran parte era tutta divertita da tanta genuina sincerita'. Forse anche perche' sapeva che Prima sarebbe presto rinsavita (o semplicemente scesa a compromessi con la vita?). Ed infatti la mattina seguente, complice forse lo spegnimento della tv o un sonno ristoratore o un confronto con la sua dolcissima mamma? Mi ha telefonato tutta tenera dicendomi che mi aveva preparato non una ma due sorprese ed intimandomi perentoriamente ad andare a scoprirle. Ha aggiunto poi:
« zia... dai va bene anche un maschietto »

Sospiro di sollievo... La sorpresa che mi ha preparato era davvero bellissima e la metto qui appena posso...


viva le nipotine prime e viva l'insonnia

26 October 2011

squam

La proverbiale insonnia olandica ha ripreso il suo corso. Eccomi sveglia dalle 5, in piedi dalle 6, ho sbrigato tutte le mie email. Sono in email mood. Scrivo, scrivo, scrivo a tutti.

Il chercheur lo chiama squam.

Per email pero', col blog sono indietro, ho tonnellate di cose da leggermi e da scrivere pure... Peccato non riesca a portare qui tutte quante cose ci sarebbero da raccontare... e' che saro' pure un po' microbiologa, ma il microblogging non fa per me. Io se comincio poi non posso smettere. Mi vengono in mente mille, milioni, di cose e ce le voglio mettere tutte. Una volta scrivevo un post dei post per elencarle tutte, ma poi non le scrivevo mai ed era triste. Oggi mi sforzo di fare blog. Ma gia' so, mettero' tante parole e non diro' niente. Le notizie piu' salienti le ho messe qui giu' nei commenti. Che quelli pure sono importanti. Anzi sono anche piu' importanti. I commenti.

E appunto, ancora, di cuore: grazie dei vostri commenti, mi hanno emozionata tantissimo. Mi emoziono tanto tanto in queste condizioni, sono tutta scioglievole, ma in senso buono. Per lo piu' mi sciolgo in sorrisi...
tutta beata...

14 October 2011

Ello nella pancia


com'ero emozionata mentre pedalavamo verso il paesello giusto un pelo più a sud... Il sole splendeva dopo diversi giorni di pioggia in ogni formato, pioggerella, acquazzone e via dicendo. Sole freddo di ottobre, e la luce olandese, quella dei fiamminghi, che si specchia sui canali con le nuvolette grige rosa e azzurrine. Magnifico.

L'ostetrica -un donnone altissimo e atletico- mi ha stesa sul lettino, mi ha spalmato il gel per la sonda sulla pancia, dicendo che per la prima volta poteva evitare di avvertirmi che era freddo, visto che avevano appena preso ad usare un bagnetto per tenerlo caldo. E infatti che goduria. Poi si è fatta più seria e ci ha spiegato la procedura dell'esame e del come non ci saremmo dovuti spaventare nel caso eventuale in cui al termine ci avesse mandati all'ospedale per altri accertamenti, ché lei voleva andare a casa tranquilla e lo avrebbe fatto per ogni piccolo, minuscolo, dubbio. Nel caso in cui avesse visto cose che proprio non andavano ce lo avrebbe invece detto subito onestamente. Penso che anche papà abbia deglutito.

Quindi il donnone ha tirato fuori un bambolottino piccolo e ha detto: il tuo bimbo è grande più o meno così. Tenero. Ha dato una sbirciata alla pancia con la sonda, poi col bambolottino ci ha fatto vedere nello spazio fuori dal monitor come era esattamente posizionato. Brava, perché ogni volta mi perdo a guardare quello schermo, mi mancano punti di riferimento.

Prima ce lo siamo guardati un attimo tutti e tre mamma, papà e ostetrica. Portava le manine al visino, si muoveva piano piano. Due lacrimucce di numero mi sono scese giù zitte. Eccoti qui così placido ma vispo. Un momento importante per una mamma con la piccola sfortuna di avere la placenta sul davanti che attutisce ogni vibrazione quando il bebè si muove.

Poi mentre io e papà ce ne stavano muti, mano nella mano, per non togliere la parola all'ostetrica, il donnone ha esplorato il piccolo bambolottino Ello nella pancia della mamma, manina per manina, piedino per piedino e poi tutti gli organi. E misurava e spiegavava e noi zitti per non interromperla, mentre sognavamo di essere lasciati soli con quel giocattolo: lo schermo e la sonda. Gli avremmo cantato le canzoni di paolo conte come la sera prima, per vedere se gli piacevano. Avrei mangiato cioccolato per vedere che avrebbe fatto quando fosse arrivato fino a lì... Ma quello era un momento importante e bisognava zittire anche le fantasie. Quindi zitti.

Mentre Ello veniva misurato da capo a piedi, io guardavo lo schermo al lato che mostrava via via termini molto diversi della gravidanza. Lo faccio notare piano in italiano al papà, ma l'ostetrica deve capirmi e mi dice di non preoccuparmi di quello che dice lo schermo che poi il computer avrebbe rielaborato tutto per benino.

Esplora che ti eplora è arrivato pure il momento di spiare Ello nelle sua pudenda, che hanno mostrato un inequivocabile pisellino. Ho guardato il papà e col sorrisone gli ho detto, si vede che si deve chiamare ***"(EllO)"***. Quel nome che mi ha folgorata qualche tempo fa e mi ha pervasa di una certezza che non ho mai provato nella vita. Davvero mai. Non so quanto ci vorrà a convincere il papà, ma so che ce la farò. Io non sono mai stata più convinta di una cosa. Chissà com'è.

Il donnone ha esplorato Ello il bimbo maschio per buoni tre quarti d'ora, ad ogni passo diceva che tutto andava bene. Poi, come promesso, si è messa al computer per fare rapporto. E alla fine ha detto che tutto andava bene sì tranne una cosa: il bimbo Ello in effetti è decisamente molto grande per la sua età gestazionale, meglio chiedere il parere di un ginecologo e magari esplorare meglio la placenta. Quella placenta grande più di lui, proprio lì sul davanti a parare gli urti e a farmi diventare triste quando tutte le mamme si stupiscono: ma com'è che ancora non lo senti? Si è parlato pure di dieta e deve essere lì che, nonostante nelle ultime settimane mi è sembrato la fame si facesse meno atavica...


...mi sa che è lì che non ci ho visto più, non mi ricordo niente altro. Mi sono ritrovata in sella alla bici a pedalare verso casa, pensando che Ello è un bimbo maschio e -a detta del donnone- è già un gigante.

16 September 2011

se non ci fossero i commenti

squa ha detto...

"non aver mai visto nessuno morire" dici tu
...sono ancora fresca e non so come questa cosa maturera', ma per ora io non riesco a sopportare il pensiero che non ci sono stata quei minuti la'...

Anche se la morte in se', nel nostro caso, non e' stata solo questione di un attimo, ma di -poche- settimane di declino a precipizio, per settimane, ed ancora oggi, ho pianto non solo lei ma il fatto di non averla accompagnata in quei minuti.

E' per me incredibile trovare questo tuo post oggi. Ho fatto un sogno atroce stanotte, di cui (per fortuna?) non ricordo quasi nulla, solo la vaga trama. Che era concettualmente davvero atroce. Anche forse banale.
Ero io proprio io che la avevo uccisa.

Vorrei poterne scrivere anche io, come te, pero' almeno riuscire a commentare pensieri altrui mi permette di sfogare parte della pressione. E per questo ti ringrazio di cuore di scrivere questi pensieri e di darmi la possibilita' di commentarli
:)

squa
16 settembre 2011 08:12


Ma questo era solo un commento, il post e' qui

14 September 2011

L' Aquila lungo la Statale 17




Questa di Mammamsterdam mi sembra un'iniziativa bellissima, pur avendo pochissimi lettori mi sembra cosa buona e giusta pubblicizzare, far girare.

Ne parla anche qui

Qui la pagina su faccia-libro

13 September 2011

il nido dietro casa - 2 - Riprova e ricontrolla

Fissata per domani la seconda visita e la terza a ruota giovedi', manca ancora il resoconto sul primo nido. Lo avevo fatto egregiamente domenica e poi ho perso tutto. Dopo avere incrociato oggi in chat la mia amichetta mamma, che pero' non aveva tempo per imbastirsi con me sui massimi sistemi prescolari olandici, mi ridico che ho bisogno di fissare i pensieri e ci riprovo. Saro' forse un po' piu' secca, che' e' noioso scrivere cose gia' scritte, ma cosi' imparo a stare piu' attenta.


Il nido dietro casa, come dicevo, e' proprio dietro casa, con una distanza precisa di 170-metri-170 da porta a porta (qualche mormorio di invidia?). Quel che non e' ancora certo e' se la porta di casa rimarra' la stessa nei prossimi mesi. Anche se a questi ritmi, direi di si. Dico solo che l'argomento nido inteso come casa e' un super hot topic nella famiglia Squabus.

Il nido-asilo dietro casa e' aperto dalle 8 alle 18, i bimbi possono essere iscritti per un minimo di 2 giorni per settimana e per giornate forfettarie. In altre parole non ci sono riduzioni di prezzo in caso si desideri recuperare il pargolo prima della chiusura. E' a discrezione -e possibilita'- dei genitori lasciarlo 6-8-10 ore al nido.

Ore 9.30, suoniamo al citofono, ma i genitori depositano l'impronta e accedono diretti. Anche perche' -dice Kim che ci accompagna- altrimenti starebbero ore a rispondere al citofono. Insomma ci sono molti bimbi in questo asilo. E di diverse fasce di eta'. Oltre all'asilo 0-4, c'e' anche il doposcuola fino ai 13 anni. Ci vanno loro a recuperare i bimbi a scuola alle 15. Non male.
L'arrivo dei bimbi e' previsto tra le 8 e le 9.30. Per casi particolari bisogna avvertire. Su questo c'e' un po' da chiedere conferma perche' la tizia non e' stata chiarissima, neppure alla richiesta di spiegazione.

Subito all'ingresso c'e uno stanzino dove si puo' lasciare il passeggino, carrozzino, vattelapesca. Poi c'e' un secondo ingresso che da' in una specie di piazzetta, cortile interno o pozzo luce, interno all'edificio a 2 piani. E' chiuso, ma col tetto a finesta, molto luminoso. Dice che ci giocano quando piove. Uh guarda Chercheur, l'abitante passerebbe la sua infanzia a giocare qui, ti piace? (battuta sulla pioggia olandica, in caso non si fosse intercettata)

I bimbi sono divisi in gruppi:
0-1,5 – che a me pare una fascia un po' troppo ampia, no?
1,5-2,5
2,5-3,5
3,5-4 che vengono preparati per la scuola
e poi i piu' grandi anche loro suddivisi in fasce che non ricordo.

Cominciamo col visitare uno dei due gruppi 0-1,5. Prima di entrare nella stanza – tutte le porte sono a vetri, nessun ambiente e' a tenuta visiva stagna- Kim ci fa indossare delle mappine di plastica, dice per l'igiene. L'accortezza vige solo per i gruppi di questa fascia d'eta'. Le nannies e altre operatrici hanno scarpe dedicate all'asilo.

Subito all'ingresso c'e' la cucina separata, provvista anch'essa di pareti con finestrone, sulla porta un cancelletto per ostacolare l'entrata delle belvette fameliche. Il biberon in quanto oggetto va fornito dalla famiglia, anche il latte. I pasti per i bimbi piu' grandi sono cucinati qui. Visto Chercher? Se Ello l'abitante superera' lo svezzamento in Olandia (e non in un altro posto esotico) e' qui che provera' le gioie della cucina olandica. Che gioia...

In questo gruppo in particolare non ci sono bimbi piccolissimi. Nell'altro dice Kim di si, ma non ci fa andare :(
Non conto di mio i bimbi ma Kim dice che hanno fissato un limite massimo di 9 bimbi per gruppo con 2 nannies. I bimbi che vedo hanno minimo 9 mesi su per giu' (ma poi vai a valutare l'eta' del -magari mastodontico- cucciolo olandico!). A dire il vero mi sembrano tutti un po' indurmenta. Ricordo di avere letto da qualche parte (ma dove?) una riflessione su come i bimbi olandesi vengano stimolati molto meno, in termini di mostrargli oggetti, prenderli in braccio, parlarci. Risultato: piangono meno e sono piu' autonomi ed indipendenti. Sara' questa la differenza, dai bimbi italiani che conosco io, che noto nei visetti che ci scrutano in silenzio? Ce n'e' solo uno molto vispo che gattona ed esplora qui e li' (sara' straniero?).

Sull'altro lato rispetto al cucinino, ci sono un armadio con i cambi per i pargoli ed alcuni fasciatoi. I pannoli sono forniti dall'asilo. Al momento le nannies stanno cambiando i piccoli ad uno ad uno. Su un'altra parete si apre un altro stanzino con i lettini per i riposini. Ci sono una decina di lettini, quelli classici con le sponde apribili. Sono sistemati a due a due, soluzione a castello. Spiega Kim che i piu' piccoli dormono al piano di sopra, i piu' grandi ingabbiati sotto. Fai che l'abitante non sviluppi le mie fobie senno col cacchio che lo mettete li' sotto e chiudete le sponde-inferriate.

Mi sa che e' a questo punto che realizzo che verra' un momento in cui io arrivero' in un posto come questo con un fagottino in braccio e lo lascero' li' per tutto il giorno. Deglutisco. Sono fermamente convinta di voler tornare a lavorare quanto prima, pero' non so...
Tra l'altro indipendenza o no, questi sono figli di supereroi, come li chiamo io gli olandici che hanno sempre tutto sotto controllo e se pure non ce l'hanno, tanto sembra che lo sia ed allora lo e'. Super-confident, livello di sicurezza in se stessi alle stelle. Supereroi. E insomma questa e' la scuola per supereroi. Io non so se ce la faccio ad essere mamma di un supereroe. Amenoche' alla nascita i superpoteri non passino in qualche modo un po' anche a me?

Nel gruppo 1,5-2,5 c'e' un po' piu' di vita, ma solo un poco. I bimbi stanno ancora utti imbambolati a guardarci. Forse e' perche' sentono parlare inglese? Il mio olandico non e' abbastanza buono per conversazioni cosi' avanzate, quello del Chercheur menchemeno.

Qui Kim concentra l'attenzione su questa grande stanza che -dice- magari puzza pure pero' e' interessante. E' il bagno. La porta e' spalancata, sembra il punto nevralgico del gruppo, c'e' un gran fermento. Ci sono su un lato 3 waterini grandezza bimbo e un lavandino in metallo pure lui altezza bimbo. Sulla parete opposta ci sono dei fasciatoi. Questi hanno “l'accesso indipendente”, delle solide scale cosi' i bimbi ci salgono soli e salvano la schiena delle nannies. Delle nannies stanno cambiando dei bimbi. In genere il rapporto adulti:bimbi mi sembra molto piu' alto di 2:9, forse le cuoche non contano e nemmeno i giovani apprendisti-nanny. Su uno dei water c'e' seduto un bimbo, una nanny seduta su una sedia affianco a lui. Dice Kim- qui insegnamo ai bimbi il passaggio dal pannolo. Anche se lo portano ancora, dopo averli cambiati, li sediamo un pochino sulla tazza (tazzina?!). Sul lato corto proprio all'entrata ci sono 3 bimbe sedute per terra, forse aspettano il loro turno. Ad un tratto una si alza di scatto e tira una craniata contro piccolo lavello di metallo, porella. Le nannies la confortano a parole, tono dolce ma non lamentoso e soprattutto a distanza, nessuna si muove di un millimetro. Piange un pochetto, poi smette.

Proseguiamo al gruppo 2,5-3,5. I bimbi qui sembrano piu' svegli e simpatici. Sono tutti seduti intorno ad un tavolo, una nanny gli sta parlando, chissa' che fanno. Esortano uno -forse madrelingua- a parlarci in inglese, ma quello non c'ha voglia.

Kim ci porta anche a vedere il doposcuola, che al momento e' disabitato, e' mattina ed i bimbi sono a scuola! In una prima zona ampissima (fasce di eta'? Mi sono persa...) ci sono vari tavoli, divanetti con librerie, tappeti e giochi. In una allucinazione vedo la mia amichetta educatrice-artista fare i suoi laboratori con un'orda di bimbi biondi (Carmen, se restiamo qui, tra qualche anno saro' la tua P.R.).
In un angolo c'e' un grattacelo fatto con i kapla. Supereroi! Il Chercheur e' estasiato. Un'ultima stanza piu' piccola e' riservata ai ragazzini piu' grandi. Ci sono cose un po' piu' da grandi. Kim dice la TV assolutamente no, pero' abbiamo ceduto sulla Wii. In ogni modo vegliamo che ogni ragazzino ci giochi per non piu' di 15 minuti e poi tocchera' ad un altro.

E' ora di andare, Kim ci offre un te se abbiamo altre domande. Per le cose amministrative non ci sa aiutare, per esempio quando piu' o meno potrebbero farci sapere se c'e' posto o no.



Bilancio, il Chercheur si dice entusiasta. Io non so. Sara' stata la sensazione di confusione qui e la', oppure i bimbi indurmenta? Devo comparare. Poi bho tipo che questo asilo sta a quello che io mi immaginavo, come uno shopping mall sta ad un supermercatino di prodotti biologici. Gigante, tutto qui, tutto ora.






I conti della serva.
Prendero' il part time all'80%, usufrendo del congedo parentale che puo' essere preso per poche ore a settimana e dilazionato su diversi anni (ma riusciro' poi davvero a usufruirne? Chissa'). Quindi il pargolo stara' al nido 4 giorni a settimana. Il Chercheur ha diritto anche lui alla riduzione dell'orario, ma dopo un momento iniziale in cui si pensava a 3 giorni di nido per il piccolo, un giorno con mamma (mamadag) ed uno con papa' (papadag) -come fanno molti olandesi, vedaci apposita terminologia- c'e' stato un attimo di tentennamento. Quindi forse 4 giorni di nido ed un mamadag e poi weekend.
Il costo di questo nido e' di 6,8 euri all'ora (e' il piu' caro, altri nidi costano 6 fino a 6,53). In realta' la base e' la giornata che non puo' essere frazionata, quindi 68 euri al giorno, 270 circa a settimana, 1100 al mese. Gli olandici si lamentano molto di questi costi, pero' e' anche vero che una coppia con entrambi genitori lavoratori puo' avere indietro un rimborso di una buona parte di questa cifra.
In una simulazione che abbiamo fatto online risulta che, a seconda del reddito, una cifra variabile da 500 a 700 euri (grosso modo la meta' della spesa) torna indietro alla dichiarazione dei redditi.

La soluzione micronido sembra notevolmente piu' economica con un costo di 5 euri all'ora, maggiore flessibilita' (credo, ancora devo studiare) che implica un costo mensile (per lo stesso numero di ore giornaliere -10- considerate prima) di circa 850 euri, a parita' piu' o meno di rimborso.


Sfinita, domani mattina visita al nido vicino al mio posto di lavoro. Logistica impeccabile, ma l'impressione “da fuori” dice che non ci piacera' troppo.....

11 September 2011

il nido dietro casa - 2


Dopo 2 ore che digitavo il post tutta appassionata, mi e' sparito il draft e sono troppo upset per ricominciare.

Neanche stavolta
ma uffa.

10 September 2011

il nido dietro casa - 1

... piu' che un post un tentativo finito in premesse e glossari,
ed in un prepost sul parenting che non voglio.
Ed anche il post dove il Chercheur e' diventato maiuscolo
(il corsivo l'aveva perso da tempo)
Simboli?.


E quindi il primo che abbiamo visitato e' stato nido (nido!?) dietro casa. Proprio dietro: distanza calcolata su (google)map 170 metri. Se questa non e' comodita'. Pero' non e' stato il primo perche' e' in testa alla classifica di gradimento logistico o di sentito dire, perche' il sentito dire langue (le persone a cui chiedo sembrano un po' refrattarie a dare dei consigli) e la logistica chi la conosce ancora, io qualche speranza -seppure ormai fievole- di traslocare ce la avrei ancora. In conclusione questo e' stato il primo un po' per caso.

Quando ho telefonato per prendere appuntamento e lo stavamo per fissare, la tizia si ferma e mi chiede se sono sicura che il papa' sia libero quel giorno. I secondi di silenzio si possono contare. Io in realta' pensavo di andarci da sola. Anche perche' quel disgraziato del chercheur Chercheur se ne va dicendo che a 3 mesi che vuoi che gliene importi all'abitante del nido che gli scegliamo. Chi mi aiuta -e come?- a fargli capire che forse no? A parte che va bene la fiducia nel fatto che non stai affidando il tuo fagotto a dei farabutti ci sta anche, uno varra' l'altro in termini di affabilita', forse. Ma per il resto non so, ancora le dobbiamo imparare le cose per cui si sceglie un nido piuttosto che l'altro (a parte la logistica, chiaro). E comunque da 3 mesi a 6 mesi e poi a 9, il fagotto smette presto di essere fagotto e un ambiente stimolante e' importante. E poi tu genitore si' avrai delle esigenze. Io non ci posso credere che un nido vale l'altro. Che ancora non abbiamo l'esperienza per discernere, quello si, ma e' un altro discorso. Ed io come per trovare la bici piu; bella del paesello ho messo su mappa tutti i rivenditori e me li sono fatti uno ad uno, sono fermamente intenzionata a scegliere il migliore nido per me, per noi, per l'abitante possibilmente. E tu-Chercheur- non mi sarai di ostacolo, fatti da parte se non ci credi che un nido non vale l'altro. Ci vado io a visitarli tutti. Tze.
Avro' pensato a tutte queste cose mentre esitavo a rispondere un maldestro credo di si, ma in realta' non ce ne e' bisogno, il papa' si fida di me... hahaha (risata isterica) E lei scandalizzata: ma no assolutamente, il papa' viene con lei a visitare...
Prima lezione di parenting nordeuropeo: non esiste che il Chercheur se ne stia a chercher mentre io vado per nidi, si decide insieme. Ed io pure avrei pensato cosi', non fosse altro che quello mi boicotta una serena scelta, perche' tanto per lui e' tutto uguale. Io -ripeto- non ci credo che per Ello l'abitante sara' tutto uguale.

E comunque, nordeuropeo si o no, io sto maturando l'idea del parenting che non voglio (ma questo e' un altro post che verra') e con calma ma efficacita' abbiamo poco meno di 6 mesi per appianare le -eventuali- diverse vedute e trovare punti di incontro e soluzioni. Oddio anche un po' di planning forse sarebbe il caso di farlo prima. Insomma Chercheur -che tanto non mi leggi- mi devi far capire che papa' vuoi essere, che forse faccio ancora in tempo a cambiarti...

Fine della premessa. Una premessa sul sistema in genere non sono ancora in grado di farla, perche' il sistema non l'ho ancora ben capito. Solo la terminologia conosco finora. E mentre scrivo mi rendo conto che neanche tutta.



Piccolo glossario per la(futura)mamma in terra olandica

Il temine olandico kinderopvang (kinder: children; opvang:care) indica genericamente istituti che si occupando di bimbi dagli 0 ai 13.
Asilo in olandico fa Kinderdagverblijf, che e' dedicato ai bimbi dagli 0 ai 4 (kinder: children; dag: giorno; verblijf:stay).
Alcuni asili specializzati per la fascia di eta' (1)2-4 anni si chiamano Peuterspeelzaal (Peuter: toddler; speel: play; zaal: room), piu' propriamente forse non sono attrezzati o a norma per bimbi piu' piccoli (?).
Il Buitenschoolse opvang (buiten: out; school !; opvang: care) e' il doposcuola per bimbi dai 4 ai 13 anni - siccome la scuola finisce alle 15.

La (futura) mamma in cerca di un asilo in terra d'Olanda, trovera' un comodo archivio qui diviso per citta'.

Mentre lo riconsulto per scrivere qui cose sensate, mi accorgo dell'esistenza di un'altra opzione: il Gastouderopvang (gast: guest; ouder: parent; opvang: care), che devono essere tipo dei micronidi. Nella mia cittadina di fiaba ammontano a piu' del doppio rispetto ai Kinderdagverblijf, tutto un altro mondo da scoprire insomma.


Ed insomma finisce che il nido dietro casa lo racconto piu' tardi...

Il seguito qui.

08 September 2011

Ello

Da ieri l'abitante ha un secondo nome:
il chercheur l'ha chiamato Ello.


Il nonno materno, quando gli ho comunicato -tutta contenta- che finalmente abbiamo fissato l'ecografia per il 13 ottobre, dove dovremmo riuscire a sapere il genere sessuato di Ello l'abitante, si e' stizzito e ha protestato: cos'e' questa morbosita' nel voler sapere il sesso, sara' quel che sara' . Quando e' lui che professa sempre la preferenza sul maschio, tze. Questioni medievali di nomea e discendenza della prole... Che poi e' il motivo per cui io invece sogno che sia femmina e che il chercheur accetti di dargli il mio cognome, anche se e' brutto (il cognome dico). Io sono molto per i gesti simbolici, e anche parecchio bastian-contraria. E poi ho altre motivazioni che pero' forse no, chissa'. In nuce pero' condivido lo stato d'animo del chercheur, che quando gli chiesi: ma tu come ti senti? Lui rispose: guarda io son li' e penso e' maschio e mi viene il sorrisino. Poi penso e' femmina e mi viene il sorrisino lo stesso...

07 September 2011

nap it out

il mio primo giorno libero!

Dal primo settembre sono passata ad un quasi-full time al 90%, avro' libero un mercoledi' si ed uno no.
Quante aspettative avevo riposto in questa preziosa giornata libera! Se n'e' praticamente andata via dormendo, o almeno in una serie di attivita' che avevano un unico scopo: dormire.
Da quando siamo rientrati in Olandia sono affetta da una sorta di jet lag che mi porta a svegliarmi immancabilmente alle 5 del mattino. Cosa che in se' a me non dispiacerebbe affatto, non fosse altro che poi gia' a partile dalle 8 di sera sono un cencio da buttar via. Ho provato ad andare a letto un po' piu' tardi giorno dopo giorno, riuscendo solo ad evitare la svegliatina delle 3. Pero' la mattina dopo occhi spalancati alle 5 comunque, cosa che giorno dopo giorno mi stava spegnendo sempre di piu'.

Quindi oggi:
ore 9,30 compiuta la prima missione: visita al primo nido (tanti appunti mentali da metabolizzare); ore 10,30 rientro a casa, cazzeggio compiuteristico, preparativi per
-ore 12- bella nuotata sfiancante in piscina; ore 14 pranzo a base di mela (rigorosamente prima del pasto) e piattone enorme di pasta al sugo, avente scopo di stimolare un picco insulinico modello Everest, due tocchetti di cioccolata (che fa sempre bene ai nervi); finalmente ore 15 spento il cellu, il computer, rifugiata in pigiama sotto il piumone (ah l'estate olandica!) col libro sulla gravidanza che mi ha prestato la mamma francese (evviva, mi mancava!)... 15,30 chiudo il libro, spengo tutto e ciao, riapro gli occhi alle 17,30, torno alla vita alle 18. Riposata, fresca, pimpante. Mi scateno in ricerche di testimonianze di parti in Olandia. Telefono alla famigghia che da quando ho ripreso a lavorare arrivo a sera troppo devastata per sollevare il telefono skype. Torna il chercheur e finalmente non e' una cena che vorrei solo mettere la testa sul piatto e dormire, mi racconta della sua interessantissima giornata alle prese con una cacciatrice di teste. Penso ad un po' di cose che devo fare. Scrivere la mia autovalutazione per la valutazione annuale del personale, che io ho fissata per lunedi', e ci tengo parecchio. Prepararmi psicologicamente per l'appuntamento col medico di base che ho posticipato per troppo tempo e infine fissato per domani. Una deadline per venerdi'.
Tutte cose che avevo pensato di fare oggi ed invece ci ho dormito sopra... Ma va bene, sono carica.

06 September 2011

Highlander

... piu' che un post la pubblicita' di un utile tool per google map...
In questi giorni ho inserito l'indirizzo di 56 nidi in google map per valutarne la papabilita' in termini geografici. Ma intanto che c'ero ho pensato che forse potevo fare un'opera buona per la prossima a cui tocchera' questa valutazione e allora ho salvato tutti e 56 nidi su un google-map...

Quelli di effettivo interesse per me sono "solo" 14 (e comunque ne restera' soltanto uno), ma 14 puntini su una mappa sola sono in ogni caso un challenge quando la mappa va stampata per andare in giro a fare turismo del nido. Soprattutto se gogle map prevede la possibilita' di "solo" milioni di icone diverse, che poi ti fanno rincretinire quando devi leggere la legenda. Ovvio si puo' anche personalizzare manualmente l'icona ma e' laborioso.

I numeri ci vorrebbero! Una numerazione automatica progressiva! Pensaci tu Signor Google, implementa questa funzione. Il chercheur l'ha detto che mi devi assumere a me se vuoi progredire come si deve con tutti i tuoi tools.

Aspettando che il Signor Google raccolga il mio suggerimento, ecco un tool che ho trovato nella rete ben 2 anni fa -e mi sono tenuta egoisticamente e colpevolmente per me- che non avra' molto appeal estetico, pero' il suo grande aiuto lo da'!



03 September 2011

la luce

L'estate e' venuta in vacanza in Olanda oggi! Sono persino potuta uscire in ciabatte forse per la prima volta quest'anno. Si stava proprio bene!

In questo regalo di giornata estiva, che' e' gia' finito: domani piovera'... prima e dopo una passeggiata in centro, un te con Y ed bellissimo picnic col chercheur al bosco cittadino... mentre lui si impegnava a procacciare per noi un futuro piu' solido, io ho continuato a studiare e fare i compiti della futura mamma:

1) passato in rassegna quante case in affitto papabili offre il mercato immobiliare.... scarsitudine... chissa' se traslocheremo...
2) continuato ad esplorare la situazione nidi, che una domanda non basta. Ne ho ancora per un po' -hopefully- adesso
3) studiato un po' che cosa convenga decidere per il parto

In Olanda la maggioranza dei parti avviene in casa. In alternativa in ospedale, oppure c'e' una via di mezzo: gli "hotel della nascita" (geboortehotel o kraamhotel o kraamzorghotel), che non sono ospedali, ma sono ben attrezzati e sono piu' o meno come partorire a casa, con i ritmi che ti paiono a te e alla tua ostetrica, ma senza gli sbattimenti del parto in casa (suppongo, non sono molto preparata su questo punto). Non so perche' all'uomo olandico l'ospedale non piace, pare che tolga naturalezza all'atto della nascita.

Io ho sempre immaginato di partorire in acqua, ma l'opsedale cittadino non sembra attrezzato per questa eventualita'. Nei programmi (scritti su un opuscolo) della mia ostetrica, parleremo di parto alla 34sima settimana. Mi sembra un pochino tardi, visto che intanto in ogni formulario che devo compilare mi viene chiesto dove partoriro'. Se me lo si chiede, sara' che forse un'idea precisa la dovrei avere. Tutti i non olandici mi prendon per matta quando dico di stare considerando l'eventualita' di partorire a casa mia. Eppure dico che se e' l'unico modo per partrire in acqua, io ci penso seriamente. Ho trovato contatti di aziende che procurano in affitto vasche riscaldabili. E questo video (piccolino a destra-meta'-pagina) mi ha tolto, felicemente, il fiato:

Non riesco ad immaginare un modo piu' bello di vedere la luce, oltre che di dare alla luce....

02 September 2011

insonnia produttiva

Le mattine di insonnia portano un gran daffare...

A parte iscriverci per l'assistenza post-parto, abbiamo fatto la prima iscrizione al nido e stamattina quella al corso preparto e vediamo se trovo posto nel corso di Zwangerfit®. Rispetto allo standard olandico siamo in tremendo ritardo su tutto.
Chissa' spieghero' tutto meglio...

Intanto io sento sensazioni di pizzicore a livello dell'abitante. Hey abitante, sei tu che pizzichi? Tutto a posto?
E custodisco gia' con cura bellissimi ricordi di dialoghi tra futuri genitori...

come se io no

Y non ha smesso di cercarmi, mentre io mi negavo. La sua ultima email, lei che sapeva esattamente cosa sarebbe successo, mi ha generato rifiuto. La capivo, ma non volevo capirla. Non avrei voluto capirla e l'ho ignorata. Eppure quell'avvertimento ignorato e' esattamente quello che mi fa piu' male. Lei me l'aveva detto, anzi scritto nero su bianco, posso anche andare indietro e rileggere. A meno di prendere quella email e disintegrarla, farla scomparire. Servirebbe a qualcosa?

Non ce la facevo a scriverle, a parlarle, a vederla. Perche' lei lo sapeva e mi aveva avvertita... avrei voluto lottare di piu' per la vita, invece di lasciarla andare - the call for life- il conforto, non la disperazione -the strong, rebelling wish to live-
Anche io avrei voluto..........
E Y me l'aveva detto.

E adesso che forse le troppe ore insonne mi hanno caricato di energie sospette, le ho mandato un sms. Poi mi son fermata a pensare a lei davanti a me, e non so se ce la faccio. Ora cellulare bippa il messaggio di risposta.

Anche perche', per dirla tutta, forse Y e' un po' sciroccata. Come se io no.

31 August 2011

Positie kleding


Il chercheur si e' lasciato sfuggire una sua teoria. Piu' una mamma prende peso in gravidanza, piu' vuole bene al suo piccolo. Ecco io non la sottoscrivo affatto la teoria, non mi sembra molto "fair" -giusto/corretto/carino- verso quelle mamme che invece si impegnano per tenersi in forma. Ci sono poi due motivi che mi spingono a non dargli ascolto: giusto due giorni fa guardavamo video di fanciulle ipertoniche in ogni angolo del corpo nonostante il pancione (be oddio, anche li'), che sciorinavano esercizi di yoga e pilates in youtube. Credo sia rimasto scioccato. E secondo poi che significato ha enunciare questa teoria, se poi mi vieta (vorrebbe vietarmi) di mangiare cioccolato? Forse vuole giustificarmi.

Le due cose da affrontare decisamente sono -comunque- la fame e la stanchezza. La prima e' atavica. Ho sempre pensato che le donne incinte si lascino andare, ora che hanno la scusa. Adesso che provo sulla mia pelle questa fame atavica e perenne, mi ricredo. La seconda e' la stanchezza -anchessa atavica- che ancora non mi ha abbandonato del tutto, anche se mi sembra migliorare. Le due cosette, in concomitanza con l'ovvio aumento della mia massa corporea stanno determinando che io non entri piu' nei miei panni di sempre (la qual cosa detta cosi' mi piace parecchio, esco volentieri dai miei panni soliti :).
Urgono soluzioni pero': vestiti che calzino, perche' non ne posso piu' dei miei jeans e pantaloni di sempre.

Intanto ho imparato che in olandico vestiti premaman si dice positie kleding, spero che il prossimo passo sia di trovarne di mio gradimento perche' per ora non ci siamo proprio. Ma che son ste cose totalemte fashon, tutte strette e fascianti pero' con lo spazio per la pancia? Ed il mito della larghezza e comodita' formato premaman?
Ogni suggerimento e' benvenuto.

nello sforzo di diventare una bloggher piu; seria, questo post e' stato programmato ed apparira' mentre io dovrei essere in pausa pranzo a nuotare in piscina per combattere la mollezza della stanchezza e guadagnarmi la fame...

30 August 2011

Diario di bordo dell'abitante

secondo controllo

...il cuoricino sembrava un treno e non avra' forse avuto l'effetto dell'ecografia, pero' quasi. Il sorriso ci si e' comunque stampato in viso ad entrambi futuri genitori. Il chercheur se ne stava sulla sedia, mentre la giovanissima verloskundig, mi posizionava il microfono sulla pancia e mi diceva di non spaventarmi che magari ci sarebbe voluto un po' a trovarlo. Un secondo dopo, sentire il treno ed il chercheur saltare inpiedi per avvicinarsi alle casse e' stato un tuttuno. Il treno... e le gallerie quando il piccolo abitante si muoveva. La verloskundig ha esclamato tutta entusiasta che sembrava che andasse tutto molto bene. Io le ho creduto, domandandomi pero' quali sarebbero state le sfumature di "meno bene". Sono molto contenta di essere rassicurata, ma da scienziata in erba mi piacerebbe anche che mi spiegassero tutte le altre uscite dalla flow chart.

Nota di attenzione alla glicemia che mi avevano misurato con il prelievo del bi-test (che in olandico si chiama combinatie-test. Lunga digressione su questo argomento, un'altra volta pero'...) parrebbe essere un po' alta... sul referto c'e' scritto a penna (!!?) "6,9".. ma le unita' di misura benedetti operatori sanitari...?? Quindi al prossimo controllo, gia' tra 3 settimane, dovro' andare a stomaco vuoto per ricontrollarla.

l'abitante

Tra un'ora appuntamento con la mid-wife (in olandico: verloskundig). Stavolta temo non tornero' a casa con una fotina per l'album di famiglia. A causa delle circostanze -e grazie alla verloskundig che sapeva forse cosa mi avrebbe fatto sentire meglio- l'abitante vanta un numero record di fotine per un abitante della sua eta'. Ogni volta, come per magia, la futura-mamma si calmava e sorrideva beata.
La verita' e' che mi piacerebbe vederl@ anche oggi. All'ultimo appuntamento mi e' stato detto che oggi mi sarebbe toccato (solo) l'auscultazione del cuoricino. Gia' qualcosa di magico, mentre non vedo l'ora che l'abitante cresca abbastanza da farsi sentire da sol@. E' ancora presto per questo, in piu' mi e' stato detto che ho la placenta sul davanti e che quindi dovro' pazientare un pochino di piu' rispeddo ad altre future-mamme. Ma io mi concentrero'.
Bisognerebbe raccontare del meraviglioso (e temibile) mondo dell'essere incinte in terra olandica.. vediamo se ci riesco.

grieving

Ci tempesta di email per finalizzare il ricordino che vuole spedire a tutti coloro che hanno partecipato al lutto.


Partecipato al lutto, che orrore di frase. Ci pensavo. In italiano non ce l'abbiamo un modo "migliore" per verbalizzarlo. Non l'ho trovato neppure in spagnolo o in francese. In inglese si: to grieve. E' efficace perche' e' un verbo, descrive un'azione. Cioe' tu sei li' e quello fai. Puo' sembrare che soltanto guardi fuori, cammini su e giu' per la stanza milioni di volte, mangi (troppo) cioccolato, vai al mare -quello li'- per una settimana e te lo guardi tutto, ti svegli all'alba e ti vengono i pensieri, esci e compri quel paio di scarpe, ti rannicchi sul divano e speri che i singhiozzi si calmino, vai a nuotare... ma quello stai facendo: you grieve.

And I keep grieving, pero' per il ricordino non mi esce niente. L'unica cosa che mi viene in mente, ma che non gli diro' mai e continuera' solo a devastarmi da dentro, e' che se avesse impiegato un decimo di questa energia per Lei in vita.... chissa'. Questa e' la parte di grief che non riesco a sostenere, anche perche' mi tocca sostenerla da sola. Lo distruggerei e non e' quello il fine.

Forse e' ora di richiamare la signora Maria.


Ho fatto un fioretto, per ogni pensiero di morte, uno di vita subito dopo. Non necessariamente il contrario, perche' e' la vita quella che deve andare avanti. Quindi -a volte- i pensieri verranno in coppia....

27 August 2011

andiamo a vivere

E' week end, il tempo sara' dilatato e calmo. Mi sono anche svegliata alle 6, che e' un orario piu' che decente per non essere rincoglionita tutto il giorno, ma avere un po' di tempo solo per me.
E' un mese oggi. Eppure so gia' che non scrivero'. Immagini, pensieri, cose che sento il bisogno di dire si affacciano troppo disordinatamente e fanno troppo male.

E poi e' ora di vivere, come dico al chercheur quando cincischiamo troppo a lungo a letto la mattina: 'andiamo a vivere'.
Allora vado

26 August 2011

tanta tristezza, ma anche tanta felicita', ma anche tanta tristezza,
ma poi felicita'


Quasi un mese fa la mia mamma se ne e' andata via. E talmente tante cose devo ancora elaborare, che me le continuo a scrivere in testa singhiozzando mestamente. So che quando, se, riusciro' a tirarle fuori nero su bianco mi sentiro' un tantino meglio. Ma non so quando, se, ci riesco.

Quasi lo stesso giorno che ho saputo che la mia mamma non sarebbe riuscita ad avere la meglio, e che se ne sarebbe andada a breve, ho scoperto un'altra cosa. Questa bellissima. Aspettiamo un bimbo. Abbiamo appena completato il terzo mese e siamo pazzi di gioia.

Ma anche malinconia. Un giorno lei c'era. Il giorno dopo all'improvviso una massa di 8 centimetri di diametro con vari maledetti satelliti. Un altro giorno -dopo appena 5 settimane- e' stato l'ultimo. Poi lei non c'era piu'. Darle la buona notizia non e' stato come avrei pensato. L'aveva aspettata cosi'a lungo e mentre gliela davo leggevo nei suoi occhi che era troppo tardi. Mi dispiace mamma

E ti cerco ovunque, ma riesco solo a sognare la tua assenza. Sento il vento soffiare piu' forte e mi chiedo se sei tu, il temporale, il fulmine, Avevo bisogno di un saluto. E vorrei tornare indietro. Quanto mi manchi

E forse lo chiudo questo blog
E forse ne riapro un altro
Mi piace scrivere qui, ma mi sento un po' sola.
Oppure ne apro un altro e mi commento da sola, tra di noi insomma.


e mentre tenevo questo in draft da un po', altra mattinata insonne, leggo questo. E i commenti. E trovo la forza per trasformare il draft in un input. Sembrera' un messaggio disperato, invece c'e' tanta di quella speranza...
Pero' e' vero che si scrive per essere letti.


23 August 2011

mamma


la mattina e' il momento piu' duro
le cinque, le sei
e i singhiozzi
che per fortuna si fanno via via piu' lievi

e urge scrivere di te

08 July 2011

mantra


non ci si puo' (pre)occupare di tutto,
non si puo' sapere con certezza cos'e' meglio
bisogna fare del proprio meglio, quello si

decidere

che non e' facile per niente
ma e' lo scoglio, il giro di boa,
quindi cercare serenita' nella decisione
e poi diventa *solo* occuparsi, senza il tormentatissimo pre davanti

Finche' non si e' deciso e' un tormento





non ci si puo' (pre)occupare di tutto,
non si puo' sapere con certezza cos'e' meglio
bisogna fare del proprio meglio, quello si

decidere

che non e' facile per niente
ma e' lo scoglio, il giro di boa,
quindi cercare serenita' nella decisione
e poi diventa *solo* occuparsi, senza il tormentatissimo pre davanti

Finche' non si e' deciso e' un tormento





non ci si puo' (pre)occupare di tutto,
non si puo' sapere con certezza cos'e' meglio
bisogna fare del proprio meglio, quello si

...

...




03 July 2011

Blogterapia

...una delle cose impressionanti e' l'efficacia...
Prbabilmente e' cosa comune che folgorati da situazioni cosi', si diventi molto piu' efficaci nelle piccole cose quotidiane.
Si cresce.

E cosi' smaltisco le voci piccole delle to do list abbastanza veloce. E poi parlo e scrivo una cifra. La Carmen mi diceva non so come fai, io mi vergognerei. Sopravvivenza. Mi vergogno e molto, soprattutto in questo gran silenzio, che mi sembra di esserci solo io. Ma per una volta mi sento in buona compagnia. E non scrivo off line, perche' c'e' sempre la speranza che the message in the bottle, arrivi su qualche riva bellissima.
Blogterapia

Due palline della wish list sono due mail che e' piu' difficile scrivere... vediamo se ce la faccio.
Ci vuole anche tanto tempo, non solo la forza e l'energia.

28 June 2011

i sognatori


Bisogna ringraziarli i sognatori! E mai abbastanza... Che non hanno notizie di te da mesi, e ti sognano proprio ora e ti scrivono i messaggi, le email chiedendoti se va tutto bene. E come fare a sentirsi soli? anche se soli si cammina, soli si pensa e soli si spera che vada tutto "bene", soli non si e' piu': grazie ai sognatori.

25 June 2011

chiamate la protezione civile


Aspetta che lo ripeto, me lo riscrivo, mi cito, che' si' ho trovato il nodo:
La vita e' fatta di priorita' e di accettazione delle emergenze che te le fanno cambiare. Vivere bene richiede saggezza nel valutare le priorita', ed adattarsi il piu' serenamente possibile quando cambiano.

Avevo inizialmente pensato diversamente il fulcro di quello che ho scritto sotto. Essenzialmente raccontando di tutto il tran tran degli ultimi giorni, di K, Y e T, quello che volevo mettere a fuoco e' che amicizia -almeno quella che anelo io- e' quando si sa vivere lo stato di emergenza. Io ho bisogno di essere circondata da persone con le quali ci si sappia dire 'emergenza' ed allora si molla tutto e si va a lustrare forni, ad essere presenti. Anche se per i lati ameni delle emergenze: anche tipo fare il tiramisu, dimmi tu se e' il momento di mettersi a fare un tiramisu, invece e' questione di semi-emergenza, ho bisogno delle fruste.
Certo e' che bisogna rassenerarsi con se stessi e sapere quali sono le proprie priorita': capirle ed accettarle. E poi bisogna saperle esprimere. Mica briciole.
Ma in fulcro quelli sono gli amici che vuoi: quelli che riescono a chiederti aiuto e quelli a cui riesci a chiedere aiuto. Ed a volte la cosa non e' biunivoca. Ma questo e' un altro discorso.

E sono appena stata folgorata del perche' non organizzo piu' cene, feste, ritrovi, che' io e il chercheur eravamo sempre stati dei simpatici padroni di casa. E' perche' nell'ultimo anno mi sono concentrata piu' che mai sul io ce la faccio da sola. Ed invece da sola non ce la faccio. Perche' lo stato di emergenza puo' vigere anche in tempi sereni, quando si e' alle prese con qualcosa di pur allegro e gioviale, pero' piu' grande di te. Tipo una festa o una cena per tot persone.

Io ci ho i modelli dello stato di emergnza che mi piace: la mia zia giovane D. (detta anche zia Susanna) ne e' maestra, casa sua non e' casa sua ma un porto mare: lei e' il centro nevralgico degli stati di emergenza altrui. Milena un'altra bravissima destreggiatrice di emergenze positive. Ed anche M. la mia amichetta storica. Che mi ha appena cazziata che non mi sono fatta piu' sentire ne' vedere e le ho appena risposto: hai ragione, pero' anche tu e comunque ora emergenza...

Io ho bisogno di amici cosi' e vorrei essere capace che anche la mia casa sia sempre in stato di emergenza positiva, modello protezione civile...



Qui mi devo promettere che mi rileggo e ci ripenso, perche' nello stato d'assedio in cui mi sento, puo' essere anche che riesca ad esprimere solo una marea di stronzate cosmiche.

24 June 2011

Tiromisu

... il ritorno del post kilometrico...

K. e' partita. I suo aereo per il Canada deve essere decollato una mezzoretta fa. L'ennesimo addio. Ci abbracciavamo ieri sera e mi tornavano in mente tutti gli abbracci di addio, in particolare l'abbraccio con Milena partendo da Nizza, quante lacrime. Ma K. e' di stoffa forte e vedendola liberarsi dalla presa asciutta e sorridente, le ho ricacciate dietro le mie. Si cresce anche. E di lacrime ne avevamo viste scorrere fin troppe negli ultimi giorni.

Dalle brutte notizie mie e sue. Lei che si preparava per un ultimo viaggio europeo in solitaria, Siviglia, Cadice, Granada, Barcellona. Invece si ritrova a impacchettare tutto in fretta e furia sperando di arrivare a casa in tempo per salutare suo padre per l'ultima volta. Sono andata da lei appena ho potuto, l'ho trovata ad occhi rossi, seduta al tavolo, correggeva i compiti di inglese dei suoi piccoli alunni. E mi e' sembrato buono e giusto questo suo impulso di andar via lasciando tutto in ordine. Sono andata a comprare cosa le mancava: spugne, sacchetti dell'immondizia. Ho chiamato il chercheur per i rinforzi. Poi mi sono messa in silenzio a pulire il forno, mentre lei finiva di correggere i compiti. Che' in ogni caso non riuscivo a stare ferma. E strofinare un forno incrostato fino a farlo tornare a specchio mi sembrava l'attivita' piu' sensata possibile. Il bisogno irrefrenabile di sistemare qualcosa, di combinare qualcosa di buono. Poi K. ha finito la correzione ed e' arrivata la cricca francofona al completo. Il chercheur si e' dedicato a fare spola alla pattumiera per buttare il buttabile (un'impresa: l'immondizia nel centro dei paesini chic olandesi...). D. si e' dedicato al bagno, mentre F. l'indisciplinato svuotava il frigo bevendo birra. Io continuavo a strofinare il forno.

Il giorno dopo, compro i biglietti per Milano, vado a lavorare tardissimo, parlo col capo, faccio partire i fermentatori in batch, lavo bicchieroni da 20 litri. E poi e' il giorno dei saluti. Avevamo stabilito che K. dormira' da noi, cosi' e' ad un passo dalla stazione, che' deve prendere il treno prima dell'alba. Io avevo finalmente stabilito per quella sera un appuntamento con Y. l'amica siberiana. Non c'eravamo piu' viste per mesi, per "colpa" mia e finalmente ero pronta ed avevo voglia di vederla. Il programma originario era cena, ma prima un workshop di tiramisu che volevo portare in ufficio il giorno dopo per il gravoso (per me) evento sociale porta la torta per il tuo compleanno. Che' io una voglia di festeggiarmi che non se ne ha un'idea. Pero' sono in fase di assecondamento ed accettazione dei codici sociali. Vedo tutto come un challenge: tipo vedi che schifo la vita a volte, che sara' mai portare una torta in ufficio? Non renderti la vita ancora piu' difficile e pedala e sbatti uova...
Mando una mail a Y. e le spiego tutta la situazione, proprio tutta. Mi si stringe il cuore di dirle di mia madre, la sua e' morta un anno e mezzo fa e so che non si e' ancora ripresa del tutto. Le spiego di K. che parte, che dormira' qui, del padre di K.. Del tiramisu' che mi resta di traverso. E le dico pero' che io voglia di vederla ne ho sempre, che saro' a casa nel tardo pomeriggio, di passare da me se vuole...
Arrivo dal lavoro alle 6, esausta. Tutto l'occorrente per il tiramisu e' li; a disposizione. Il divano mi rifiuta. Il mio corpo rifiuta il divano. Ale' mi tiro su. Faccio il tiromisu. Comincio a scaffettierare litri di caffe', in granparte deca, lo mischio con del cioccolato stavolta. Un sms di Y.: viene tra mezzora. Alla fine quasi programma originario. Cerco le fruste dello sbattitore. Non le trovo da nessuna parte. Per un attimo mi ricascano le spalle mentre mi rendo conto che la mia casa olandese non ne e' mai stata dotata: mi sto confondendo coi ricordi della casa nizzarda e quella coloradense, quando ancora facevo le torte di pere di fatto... Qui al massimo un minipimer e si e' rotto l'anno scorso. No, energie per bianchi a neve a mano non ne ho. Telefono a T., la dottoranda portoghese, che in effetti col Tiramisù ha un certo feeling. Mi porta le sue. Insisto che ci mancherebbe vado a prendermele io, insiste che no. Mi arrendo: mi lascio coccolare.
Arriva Y. e ci beviamo un infusione. La vedo triste, e' triste per me o c'e' qualcosaltro? cerco di sorridere e sdrammatizzare. Dice che lei sta bene, allora sara' preoccupata per me? Dico io per il momento mi sento forte. E insisto che devo fare questo tiramisu', ho bisogno di combinare qualcosa di buono. Arriva T. si ferma solo un minuto per lasciarmi le fruste. Sembra stanchissima e mi sento un po' **in colpa** di averla fatta venire fin qui. Poi caccio via il senso e mi prendo questa coccola.

Allora 4 bianchi a neve e si mettono da parte, 4 tuorli e 4 cucchiai di zuchero sbattutti, poi si uniscono 500 gr di mascarpone. Quindi si incorporano delicatamente i bianchi, con un mestolo di legno. Uno strato di savoiardi inzuppati, uno strato di crema, una spolverata di cacao. Non trovo il colino, lo cerco 5 minuti buoni, poi ci rinuncio. La pioggia di cacao sara' piu' a grandine. Magari e' anche piu' buono. Ci divertiamo nel processo di inzuppamento e disposizione del savoiardo. Presto il processo diventa in catena di montaggio. E' il dogma del lavoro di squadra: succede sempre. Due o tre strati. Di solito mi mette ansia che sia troppo poco quello che preparo, che non basti. Stavolta no. 2 teglie e ce le faremo bastare. Facciamo anche contenitori piu' piccoli, cosi' Y. se lo porta a casa. Ne prepariamo uno per K. e uno per gli altri della truppa.

Poi frema ma assertiva, dolce e delicata, dico che voglio andare a salutare K., quindi usciamo, il chercheur si sveglia dalla sua pennichella, beato lui! Poi accompagniamo Y. a casa che e' di strada ed andiamo al baretto belga d'abitudine. Una birra, il tiramisu, gli abrracci e a nanna. Alla fine K. va a dormire da un'altra amica che si e' offerta di accompagnarla in aereoporto. Crede che io mi sia offesa che non viene da me. Menomale che me lo chiede, cosi' posso dirle di non essere stupida. Volevo solo esserle di aiuto, alleviare. Ma forse c'e' qualcosa che non afferro. E sono esausta. La giornata e' stata intensa.

La vita e' fatta di priorita' e di accettazione delle emergenze che te le fanno cambiare. Vivere bene richiede saggezza nel valutare le priorita', ed adattarsi il piu' serenamente possibile quando cambiano. Forse alla fine cresco anche io, no? Due volte diciassettene oggi.. fa paura

E adesso si sveglia il chercheur e mentre scende le scale mi canta happy birthday (dear president)a mo' di Marilyn Monroe. Mi fa ridere a crepapelle.
Cosi' e'....